NARDO' - Le foto non si riferiscono a Beirut, questa non è la Siria e non è neppure Kandahar. Si tratta di S. Isidoro, marina del comune di Nardò.
Le foto sono state scattate in presa diretta, alle ore 13 del 4 settembre 2012, e descrivono senza l’aggiunta di ulteriori parole le condizioni pietose e vergognose nelle quali versa la piazza principale della marina: la fontana, la piazzetta adiacente la (sotto)specie di area mercatale, il parco giochi (sic!) per i nostri figli, le aiuole e la vegetazione, ridotte a latrine e ricettacolo di rifiuti, sporcizia e pericoli di ogni genere. A pochi metri da qui la spiaggia libera, sporca e puzzolente, dove sotto pochi millimetri di sabbia bianca si nasconde una fanghiglia nera dall’odore nauseabondo.
Ricordo agli amanti della natura a tutti i costi che siamo in piena Area Marina Protetta, in una “Zona A”, questa sì, dall’inestimabile pregio ambientale, faunistico e floristico.
Il tutto si consuma nell’incuria più totale e nell’assoluto oblio delle istituzioni pubbliche e delle associazioni ambientaliste, di tutti i professori da tastiera che popolano internet e le plance (elettorali) del nostro comune, quelle piene di manifesti denuncianti ipotetici scempi ambientali e chissà quali crimini perpetrati da famelici investitori “stranieri”contro la santissima popolazione di Nardò e contro la sua illuminata classe politica.
Una domanda mi sorge spontanea: siamo davvero sicuri che il problema della nostra città sia il “cemento selvaggio” dei residence e dei villaggi turistici, laddove anche la steppa desertica si rifiuta di crescere tra le pietre e l’abbandono totale, e dove pure trovano lavoro stagionale (e non solo) decine di famiglie neretine; e dove i turisti che non sappiamo accogliere altrove entrano, si divertono, trovano servizi, pulizia, confort; e da dove non escono, sì è vero, perché fuori da lì spesso c’è uno sconsolato deserto di iniziative che non siano strimpellate jazzistiche in piazza e non solo “Porto”, ma anche l’”Inferno Selvaggio”?
Per riflettere insieme, un comune cittadino piccolo piccolo.
Giuseppe Spenga















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