PUGLIA/ITALIA - A Mesagne un discorso del governatore di Puglia che toglie la tara alle incertezze e l'avvio di una campagna elettorale per le primarie del centrosinistra.
"Mi sono portato dietro come un ombra il pregiudizio di chi diceva: ma quello è un poeta, la prova del governo lo vedrà fallire, si deprimerà, se ne vorrà tornare a Roma", esordisce Vendola davanti alla platea gremita di gente. "Per me è stato complicato abbandonare la politica pura e mettermi a studiare l'organizzazione dei tombini, delle fogne, cercare di guardare alla mia Regione per darne degli obiettivi. Ce la facciamo in decennio a rivoltarla come un calzino? Sì, ci siamo riusciti".
Il più grosso successo per Vendola è stato quello di aver trasformato la Puglia in una regione a forte vocazione turistica, ma non solo, anche aver lanciato settori industriali inediti, come quello dell'aerospazio. L'economia, il pallino del governatore, che ha puntato sull'innovazione, ma anche sull'agricoltura e soprattutto sui giovani. "Abbiamo investito 820milioni di euro di sostegno alle imprese. Finanziamenti legati però ai processi di innovazione, internazionalizzazione e di ecosostenibilità". E il governo sottolinea l'importanza di guardare al futuro: "La Puglia ha puntato molto sull'innovazione. Perché l'innovazione non significa mettere degli strani robot in fabbrica che ci rubano il lavoro, ma migliorare la vita di tutti, significa per rinviare l'appuntamento con la morte e abbattere le barriere tra le persone".
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Poi parla di lavoro. Forse l'argomento che gli sta più a cuore e a cui dedica la maggior parte del suo intervento: "C'è stato un momento di conflitto col governo Berlusconi, in particolare con il ministro Tremonti. Mi ha detto in una burrascosa telefonata che la mia battaglia per la stabilizzazione dei lavoratori era una 'infezione rivoluzionaria' e che loro avrebbero fatto di tutto per bloccare il cattivo esempio. Io ho cercato di fargli capire che molti precari lavoravano nell'illegalità e alla mercé della criminalità. Come fai a far lavorare nella precarietà se sei un medico o un infermiere. Ma per lui non era possibile, ogni tentativo di stabilizzazione ha prodotto una piccola grande odissea".
Ed è questo il tema centrale, perché per Vendola sul tema del lavoro è la vera discriminante tra destra e sinistra: "Sul lavoro si fonda la civiltà democratica, chi non lo pensa così non si può dire di sinistra. La destra pensa che ci debba essere subordinazione, silenzio, precarietà, l'ordine di chi ha nelle proprie mani i rapporti di produzione". E proprio per questo Vendola ritorna sull'iniziativa referendaria lanciata da Sel e dall'Idv. "Io voglio tornare sulla ribalta nazionale solo per rompere la gabbia della precarietà del lavoro. Ed è per questo che abbiamo presentato i referendum con di Pietro, per cancellare lo sfregio che è stato fatto all'art.18 dello statuto dei lavoratori. I diritti fondamentali non possono essere indennizzati con qualche elemosina".
"L'altro referendum impedisce a Sergio Marchionne di essere il vero capo dell'Italia, cioè uscire fuori dal Contratto collettivo nazionale del lavoro", spiega Vendola dal palco della festa di Mesagne. "Oggi è concesso a tutti a non rispettare i contratti di lavoro. Ma quella del lavoro è una battaglia che riguarda la sacralità della vita".
Poi una frecciatina a Grillo: "State lontani dagli urlatori, dai demagoghi, da quelli che parlano con odio e fanatismo. Noi abbiamo bisogno delle passioni buone non di quelle tristi. Vogliamo sentimenti, non risentimenti".
Alla fine della serata, tra gli applausi della gente, Vendola spiega come ha avuto origine il nome del partito: "Sinistra è la storia della povera gente che ha camminato a schiena dritta per condizioni di emancipazione sociale. Ecologia significa custodire la terra data da Dio ad Adamo. Libertà, non quella nostra, ma quella vera, che comincia da quella di tutti. E oggi i giovani non sono liberi, perché hanno uno sputo al posto del futuro".















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