NARDO' - “C'è poco da stare allegri con la condotta sottomarina di Torre Inserraglio”. Il massimo esponente locale di Fare Verde, Graziano De Tuglie, tuona contro l'ostentata tranquillità del primo cittadino Marcello Risi che, invece, prevede di recuperare un tratto di costa finora interdetto alla balneazione.
E intanto uno studio di alcuni ricercatori dell'università di Bari parla chiaro: nel 2004, nei pozzi vicini alla vora delle Colucce sarebbe stato individuato il virus della poliomelite.
“Il sindaco - attacca De Tuglie - dovrebbe sapere che condotte del genere inevitabilmente si rompono spandendo i liquami a poca distanza dal litorale come dovrebbe anche sapere che i reflui sversati non sempre sono depurati perché gli impianti non effettuano alcuna depurazione quando il carico è eccessivo.
Infatti, quando sono presenti decine di migliaia di turisti in più rispetto agli utenti per cui sono stati progettati i depuratori, gli addetti aprono semplicemente le paratie e nelle condotte vengono immessi i reflui fognari tali e quali.
Se poi le profondità a cui le condotte sfociano sono insufficienti ecco che i liquami tornano a galla dopo aver alimentato anche alghe e mucillagini”. Il progetto della nuova condotta sottomarina si aggiunge al famigerato torrente Asso, un convogliatore di reflui di altre piattaforme depurative. Il grande canale parte da molto lontano e dopo aver sfiorato il centro urbano di Nardò arriva a sversare le sue maleodoranti acque nella vora delle Colucce e, dopo i recenti lavori, alla vicina ma più piccola vora della Notte.
Ed è qui che la situazione si fa preoccupante perché Graziano De Tuglie rispolvera uno studio del Cnr e dell'università di Bari risalente al 2004.
“Il carico dell'Asso non è sicuramente dei più salubri tanto che una campagna di ricerche sulla qualità delle acque di un gruppo di ricercatori sia del Cnr che dell’università di Bari individuò in alcuni pozzi, anche a tre km di distanza dalla vora, la presenza dei virus della poliomelite 2 e 3. Risultati, questi, pubblicati nel 2004 su una rivista settoriale ma che non hanno mai attirato l’attenzione degli amministratori neritini. Disattenzione e noncuranza che non danno alcuna sicurezza di sufficienti controlli di qualità delle acque dopo lo spandimento dei reflui depurati che si vogliono rilasciare al largo della costa di Torre Inserraglio”.
Non solo critiche e dati inquietanti, De Tuglie propone una alternativa virtuosa: “Fare Verde è per la biofitodepurazione e per impianti di affinamento che consentano il riutilizzo dei liquami. I reflui degli impianti di depurazione (stimati in 480mila metri cubi al giorno) potrebbero, opportunamente affinati irrigare quasi 35mila ettari di terreno coltivabile all’anno. Questi i dati su cui riflettere per trasformare queste acque sporche da potenziale pericolo in una risorsa per il territorio”.















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