PORTO CESAREO - Ci siamo fatto una gitarella e, senza non poche difficoltà, siamo andati a rintracciare il depuratore di Porto Cesareo che, per ora, ha "depurato" solo tanto denaro pubblico. Quello che ci siamo trovato sotto gli occhi è un vero scandalo: costruito proprio sul confine a sud con Nardò, e già da questo particolare si capisce che ruolo avrebbe dovuto avere, è stato depredato dai vandali.
Il Comune di Porto Cesareo dovrebbe convogliare l'intera fognatura nera dell'immenso nucleo urbano (d'estate il numero degli abitanti cresce di venti volte rispetto ai 5675 residenti “invernali”) in un depuratore che non esiste, che è tutto da rifare.
E' l'Acquedotto pugliese a scrivere, il primo marzo dell'anno scorso, alla Regione e ai Comuni di Nardò e Porto Cesareo che “l'impianto di depurazione versa in totale stato di abbandono, che tutti gli impianti elettrici ed elettromeccanici sono stati vandalizzati, che le apparecchiature elettromeccaniche presenti sull'impianto appaiono compromesse – afferma l'ingegner Raffaele Andriani – motivo per cui difficilmente si potrà procedere ad una rifunzionalizzazione dell'esistente, quanto piuttosto ad installazioni ex-novo di macchine ed impiantistica.
Praticamente non ci sono più le pompe, i quadri elettrici, tutte le apparecchiature amovibili. Il rudere di Bellanova è un recinto fatiscente che è costato uno sproposito: un primo lotto con un appalto dell'Acquedotto da un miliardo e 18milioni di lire, con consegna dei lavori nel 1993. Un secondo, con appalto del Comune di Porto Cesareo, per due miliardi e 370 milioni di lire, con consegna a novembre del 1996.
Denaro “divorato” per costruire una cattedrale nel deserto perché, nel 1997, viene istituita l'Area marina protetta di Porto Cesareo che non consente di sversare i fluidi depurati entro i confini dell'Amp, a poco più di cinquecento metri dal depuratore di Bellanova. E' la mano destra che non sa puntualmente quello che fa la sinistra, ed entrambe hanno una paresi.
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