NARDO’ - Dalle vecchie cartoline, guardate mille volte, ci accorgiamo come già la soluzione di ‘abitare il mare’ era stata risolta. Cabine, spogliatoi, passerelle, piattaforme, passaggi pedonali sovrapposti agli scogli, rampe ecc.. E allora che stiamo aspettando a generare tutta una serie di soluzioni amovibili che abbiano come storia, di questi luoghi proprio quelle particolari interessanti e divertenti soluzioni?
Ormai abbiamo compreso che il futuro è di riattivare quei luoghi. Certon non congestionando le marine, ma dilazionando lungo i nostri bei 24 km di costa, le adeguate piattaforme o sentieri fino al mare (naturalmente là, dov’è consentito dalle regole del Piano delle Coste e con le dettagliate specifiche qualitative di rispetto dell’impatto visivo e degli standard costruttivi).
Le soluzioni, statene certi, ci sono. E potremmo dare, con responsabilità, veramente un volto nuovo al nostro litorale; le città sull’acqua (i salentini infatti erano anticamente chiamati gli ‘abitanti dell’acqua’ anche per le distese zone palustri dell’entroterra). L’acqua dunque è la nostra componente principale di vita in tutti i sensi. Saperla ‘condizionare’ per migliorare i livelli di qualità di vita sarebbe, indispensabile. Una delle soluzioni è quella che sottrae cemento e pietre e crea spazi di vita! Non ci credete allora guardate l’immagine allegata.
Svuotare le rotonde è possibile, non impattando sui metri cubi e non cementificando, anzi sottraendo cemento! Infatti si potrebbe decidere che, dove la rotonda è così grande da permettere spazi coperti, la si lascia, come piano di calpestio e quindi passeggio, dove invece non è possibile per la limitata altezza, essa potrebbe fungere da segnale di discesa al mare, e proprio lì, si progetteranno delle rampe o scale o piccoli montacarichi per disabili, anche usufruibili per i servizi bar o altro.
“L’arte di saper vedere, fa la differenza”. La progettualità, colta, creativa, responsabile, induce all’analisi delle più svariate possibilità secondo regole procedurali possibilmente ‘sostenibili’. La natura, d’altronde, seleziona nel tempo, con sperimentazione e con interventi pratici e funzionali, quelle ipotesi che possono permetterle di assicurarsi la continuità, generando complessità per amplificare la differenziazione dei risultati. Questi spazi (quelli più grandi) saranno attrezzati con discese a rampa, piattaforme di legno sugli scogli, adibendo il ‘sotto rotonda’ a bar, servizi igienici, servizio di primo soccorso, arredo per esterno, strutture ombreggianti e quant’altro possa servire ai turisti ed ai bagnati. Pensiamoci bene, l’impossibilità di percorrere comodamente la linea che va dalla strada al mare, ha sempre posto dei problemi di fruizione, obbligando la maggior parte dei turisti a scegliere altri ‘lidi’. Da qui il degrado e l’abbandono dell’intera zona (pietraie degradate che raccolgono rifiuti, assolutamente da riqualificare se l’obiettivo è lo sviluppo). Tale problematica si supera con le ‘piastre’, ’terrazzamenti’ o piani sopraelevati di calpestio, non contatto degli scogli, delle mille soluzioni, ora esistenti sul mercato. Occorre solo il buon senso, delle buone regole, dei buoni artigiani (che possediamo) e dei creativi progettisti.
Per noi abitanti della costa, sarà appena più facile, avendo superato tanto tempo fa, simili difficili condizioni di accesso al mare. Già i nostri nonni dei nonni, sapevano di queste possibilità, anzi le davano per scontate; in questi luoghi impervi infatti tutti, ma proprio tutti, hanno il diritto di accedere al mare e i modi ci sono.
Allora, parafrasando il motto di Steve Jobs e contestualizzandolo alla nostra zona da riqualificare e da preparare allo sviluppo diremo: “Siate affamati (di mare), siate folli (creativi nell’accedervi), ma… mena… sbricatibbe (aggiungiamo noi) ca ‘nc’è crisi” - (traduzione: ma sbrigatevi che c’è crisi e nessuno, guardacaso, ha il coraggio di essere così autorevole e competente, di dirci quanto durerà, per cui… tutti al mare!).
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)
















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