PDM - Un Paolo Congedo ispirato e felice ci regala un'altra imperdibile short story.
MATISSE
Schiusi gli occhi quasi controvoglia. A me piaceva vivere di notte e vagabondare quando il sole era già alto. Mi piaceva scoprire gli amici del vicinato, mi piaceva errare senza meta ma avendo dei punti di riferimento, per non rischiare, come quella volta da piccolo, di perdermi lasciando tutti con il fiato sospeso per ore. Quella volta la feci grossa.
Quel mattino mi girai supino, rotolandomi nella copertina di lana grossa -avana e con le mie iniziali cucite con un cotone di un marrone scuro-, che mi teneva caldo, ed emisi uno sbadiglio stanco. Avevo l'alito che profumava di latte, me lo diceva sempre Gambalunga. Sorrisi al pensiero di lei che mi gratificava continuamente, nonostante la mia inaffidabilità, nonostante tutti i guai a cui mi stava dietro.
Ero un brontolone con l’animo del bambino dispettoso, mi piaceva correre e tirare via i panni stesi da Gambalunga. Mi piaceva soffrire nella fase in cui lei mi avrebbe sgridato, una visione per la quale Schopenhauer mi avrebbe adottato per assoluta affinità.
Cercavo di differire la felicità, questo mi rendeva felice: l’attesa. Certo, non disdegnavo l’atto che si sviluppava con le carezze e le scuse e tutte le coccole che avrei ricevuto dalla Signora e da Gambalunga…
Quel mattino, dunque, aveva qualcosa di speciale e io ne avevo il sentore anche se mi riusciva difficile cogliere le sfumature. Era un mattino di marzo, quando i fiori sul pesco iniziano a fiorire, e dei miei sogni vissuti durante la notte ricordavo ben poco. Dei miei sogni, iniziati quando Gambalunga mi accolse fra le sue mura, conservo ogni minima sfumatura. Di quei sogni mi manca solo un tassello doloroso, tanto doloroso quanto lontano: mi manca mia madre. Per carità, tutti mi coccolano e mi viziano ma ogni tanto il mio pensiero ritorna da lei, alle carezze che mi regalava con il suo ronfare continuo, la sua lingua ruvida intenta a sistemarmi i peli...
Ma oggi non è tempo di malinconie, mamma, ci siamo già salutati per l'ultima volta, oggi è il mio giorno, oggi è un altro giorno ancora. Gambalunga, la Signora e i vicini tutti, mi aspettano e io non posso deluderli: anche oggi dispenserò felicità.
liberamente ispirato a “Matisse a quattro zampe” di Tiziana Cazzato. Lupo editore.
http://www.facebook.com/paolocongedocollemeto















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