NARDO' - Un filtro umano sulla bretella che collega Nardò alla statale Lecce-Gallipoli. Gli operai della Sirti scendono in strada e rallentano il traffico in prossimità della zona industriale, a poche decine di metri dalla sede neritina dell'azienda. Martedì mattina oltre sessanta operai, con bandiere e striscioni, hanno manifestato tutto il loro disappunto per le discutibili decisioni prese dai vertici della grossa società quotata in borsa. A rischiare il posto di lavoro, secondo i rappresentanti sindacali, sarebbero circa mille unità su tutto il territorio nazionale. Undici gli operai di Nardò coinvolti nel piano di "snellimento" dell'azienda.
Lo sciopero spontaneo di martedì mattina segue le vibranti proteste di altre manifestazioni a Roma e precede un probabile sciopero nazionale con corteo a Milano, sotto la sede della Sirti. Gli operai sono stati controllati a vista da polizia, carabinieri e vigili urbani. La presenza delle forze dell'ordine è servita a regolamentare l'intenso traffico di una delle principali arterie che conducono a Nardò.
Salvatore My, delegato sindacale della Fiom, spiega il motivo della protesta: "Partiamo da una situazione aziendale sana e solida fino al 2008. In quell'anno, infatti, c'è stato un dividendo per gli azionisti di circa 220 milioni di euro. I problemi sono emersi nell'anno successivo e da allora non si è riusciti a risanare il bilancio aziendale". Il motivo dello sciopero? "Il 2 aprile, l'azienda con un comunicato ha disdetto gli accordi sindacali raggiunti il 4 agosto del 2011 in sede ministeriale e aumentato le unità da collocare in cassa integrazione, portandole da settecento a mille".
Il lavoro, paradossalmente, non manca. "Potrebbe esserci più lavoro di quanto già facciamo. Il territorio presenta evidenti zone disagiate con numerosi pali da sostituire e continue lamentele da parte degli utenti finali di telefonia fissa. L'azienda però utilizza il sub-appalto forse in maniera spropositata. Nel giorno dello sciopero nazionale, per esempio, i lavori previsti sono stati comunque espletati e non rimandati proprio per l'impego delle ditte sub-appaltatrici. I costi che sostiene l'azienda non devono ricadere sempre e solo sui lavoratori - continua My -, non può finire in questo modo. L'azienda da un giorno all'altro ha disdetto tutti gli accordi aziendali con l'obiettivo di riparlarne a momento debito".
La vertenza sindacale è portata avanti a livello nazionale ma le forme di protesta continueranno soprattutto livello locale. La sede principale della Sirti, tra Lecce, Brindisi e Taranto, è quella di Nardò. La conclusione di Salvatore My è amara: "Gli undici telegrammi di cassaintegrazione a zero ore arrivati a Nardò non promettono nulla di buono. E per questo continueremo a protestare per contrastare le decisioni prese dai vertici aziendali".















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