NARDO' - "La poliedricità di un artista unico, inconfondibile, indimenticabile. La sua morte è stata un lampo, per più motivi. La notizia è arrivata con la velocità di un tweet. Secca, incredibile. Nessuno poteva mai pensare che Lucio Dalla potesse morire oggi. Nessuno pensava che Lucio Dalla potesse morire".
Un quasi settantenne in un corpo di ragazzo, peloso come una scimmia e con una faccia – simpaticissima – da barbagianni, che gli permetteva tutte quelle smorfie buffe e così magistralmente artistiche che mai nessuno potrà imitare. E ancora più emozionanti e suggestive apparivano le sue canzoni, proprio grazie a quella faccia buffa. E alle emozioni struggenti, uniche, umanissime, che quella faccia buffa comunicava. Chi lo guardava, penso, si diceva: "ma come fa uno con una faccia così a fare canzoni del genere?". Aveva il cuore di un bambino, giocherellone, canzonatore, strafottente. Sensibile, umano, tenero, fragile. Perché solo persone fragili possono partorire canzoni come le sue. Solo persone che sanno emozionarsi possono partorire quello che lui ha partorito, davanti al mare di Sorrento.
Ricordo, da bambino, in una vacanza con la mia famiglia alle isole Tremiti, di averlo visto. Era su una specie di jeep, in piedi sul retro, insieme a quelli che saranno stati sicuramente alcuni suoi amici, a cantare e a divertirsi, con una bottiglia di vino in mano. Ricordo che rallentò, pur senza fermarsi, e ci salutò tutti, facendo una delle sue solite smorfie buffe, tra il solenne e il guascone, e se andò tra gli applausi e le urla di allegria di noi turisti, felici perché ci aveva concesso un saluto e qualche istante.
Ora il suo cuore di gitano di emozioni, che non ha retto, mi piace pensare che abiti in Piazza Grande, e che abbracci tutta la piazza, alternando un sorriso a denti gialli a quelle sue smorfie uniche, da civetta, da sciamannato. Da unico. Lascia un vuoto profondo come il mare.

