NARDO' - Ormai si parla insistentemente di diverse persone di Nardò arrestate. Ovviamente le notizie sono ancora riservate ma il procuratore di Lecce darà i nomi a breve: ci sarebbero alcuni imprenditori agricoli della zona di Nardò. Il blitz è scattato stanotte, intorno alle tre e mezza. Assordante il rumore degli elicotteri che hanno sorvolato la città. Poi le operazioni a terra delle forze dell'ordine con i fermi. Caos in tante famiglie con via vai di avvocati e nelle aziende agricole del comparto delle angurie che si trovano in un momento topico della stagione.
L'indagine, chiamata 'Sabr' e condotta dal Ros di Lecce a partire dal gennaio 2009, ha portato all'individuazione di una organizzazione internazionale costituita da italiani, algerini, tunisini e sudanesi operanti in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia che favoriva l'ingresso clandestino, in prevalenza di tunisini e ghanesi da destinare alla raccolta di angurie e pomodori.
I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale di Lecce hanno eseguito in Puglia e in altre regioni italiane una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 16 persone, emessa dal gip del tribunale di Lecce Carlo Cazzella su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, con le accuse di associazione per delinquere, tratta e riduzione in schiavitu' di persone, favoreggiamento dell'ingresso clandestino di stranieri e altri delitti. Al centro dell'indagine condotta dal Ros una organizzazione transnazionale costituita da italiani, algerini, tunisini e sudanesi che operava prevalentemente in Puglia, Sicilia e Calabria dedita alla tratta e allo sfruttamento lavorativo di clandestini provenienti da vari paesi africani.
Sono indagati diversi imprenditori agricoli italiani che stilavano false attestazioni di assunzione, sfruttavano i migranti, sottopagati e sottoposti a condizioni di lavoro disumane. I particolari dell'operazione, denominata 'Sabr', verranno resi noti nel corso d una conferenza stampa che si terra' alla Procura della Repubblica di Lecce alle 11,15 alla presenza del procuratore della Dda Cataldo Motta.
L'inchiesta ha riguardato le province di Lecce, Bari, Pisa, Caserta, Reggio Calabria, Palermo, Agrigento, Siracusa e Ragusa. Gli arrestati, al momento delle irruzioni dei carabinieri del Ros nelle abitazioni alle 3 di stanotte, non hanno opposto resistenza.
Durante l'operazione, i carabinieri del Ros, dei Comandi Provinciali interessati e del Nucleo Ispettorato del Lavoro si sono avvalsi del supporto di elicotteri ed unita' cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi. Tra gli altri reati contestati l'estorsione, la falsita' materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, la falsita' materiale commessa da privato, la falsita' ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.
I clandestini venivano relegati lontani dai centri abitati, privati del denaro che avevano con sè, retribuiti con somme irrisorie, alloggiati in baracche senza acqua corrente, servizi igienici e corrente elettrica messe a disposizione dagli stessi 'datori di lavorò. Gli immigrati venivano costretti a turni di lavoro di 10-12 ore, anche durante il Ramadan, periodo durante il quale molti lavoratori di religione islamica si astenevano dal bere e dal mangiare.
Da questa attività i componenti dell'organizzazione traevano profitti «rilevanti», evadendo tasse e contributi. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Ros, dei comandi provinciali interessati e del Nil, con il supporto di elicotteri e unità cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Lecce Carlo Cazzella su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.
Tra i reati contestati, oltre alla riduzione in schiavitù, anche l'associazione per delinquere, il falso in atto pubblico (per i falsi permessi di soggiorno) e il favoreggiamento dell'ingresso di stranieri in condizioni i clandestinità.
---
Immigrati fatti arrivare in Italia con false promesse di lavoro e ridotti invece in schiavitù per lavorare nei campi per molte ore al giorno e vivere in condizioni disumane. Per questo 22 persone sono state arrestate dai carabinieri dei Ros tra Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Toscana. Diversi i reati contestati ai componenti dell'organizzazione. Dovranno rispondere, tra l'altro, di tratta di persone e riduzione in schiavitù.
L'indagine "Sabr", partita dal gennaio 2009, ha portato alla scoperta di una organizzazione internazionale costituita da italiani, algerini, tunisini e sudanesi attivi in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia che favoriva l'ingresso clandestino, in prevalenza di tunisini e ghanesi da destinare alla raccolta di angurie e pomodori.
Il 'reclutamento' avveniva prevalentemente in Tunisia, dove numerose persone venivano fatti arrivare in Sicilia e, successivamente, nella penisola, per lavorare prima nell'agro pachinese, nel Siracusano, poi i quello neretino, in provincia di Lecce. A Nardò si era costituita una sorta di 'cartello' tra persone del posto e 'caporali', che forniva manodopera per i lavori agricoli stagionali in diverse regioni. I clandestini venivano relegati lontani dai centri abitati, privati del denaro che avevano con sé, retribuiti con somme irrisorie, alloggiati in baracche senza acqua corrente, servizi igienici e corrente elettrica.
Gli immigrati venivano costretti a turni di lavoro di 10-12 ore, anche durante il Ramadan, periodo durante il quale molti lavoratori di religione islamica si astenevano dal bere e dal mangiare.
Tra i reati contestati, oltre alla riduzione in schiavitù, anche l'associazione per delinquere, il falso in atto pubblico (per i falsi permessi di soggiorno) e il favoreggiamento dell'ingresso di stranieri in condizioni di clandestinità.

