NARDO' - Sottovalutata per decenni, la penetrazione dei settori economici da parte dell’economia illegale comincia finalmente a preoccupare le istituzioni. Questo è uno uno scritto che affronta la questione del propagarsi dell'economia illegale a danno di quella legale. "Molte delle cose che ho scritto non sono mie idee - dice l'autore - ma rivengono dalla conoscenza degli argomenti trattati che mi deriva dall'esperienza lavorativa, essendomi occupato - fra l'altro - di vigilanza bancaria, di tesoreria statale, di sistema dei pagamenti, pubblici e privati". Una lettura veramente molto interessante.
Sottolineate dall’interesse dei mezzi d’informazione, le recenti operazioni disposte dalla magistratura confermano allarmi e preoccupazioni, provenienti da istituzioni e da associazioni imprenditoriali, per la penetrazione della struttura economica anche locale da parte di organizzazioni malavitose. Penetrazione che si è andata concretizzando, fra l’altro, con l’acquisizione di vaste estensioni di terreno, con il controllo sulla coltivazione su vasta scala di prodotti agricoli e con il monopolio sulla commercializzazione degli stessi. Altri risaputi canali di infiltrazione sono rappresentati dall’acquisizione di aziende della grande distribuzione commerciale, dalle attività di smaltimento dei rifiuti nelle discariche anche abusive, da massicci investimenti nel settore immobiliare e talvolta dalla costruzione e dall’esercizio di impianti di produzione energetica.
Da molti decenni, si osserva una “strana” forte concentrazione in poche mani di proprietà agricole e la messa a coltura di aree precedentemente interessate da zone macchiose. Superfici anche molto vaste, sulle quali prosperava da tempo immemorabile la macchia mediterranea, sono state fatte ripetutamente oggetto di incendi che hanno cancellato la vegetazione preesistente. Poi sono arrivate le macchine movimento terra e le trituratrici che hanno sbriciolato massi, interrato piccole forre, danneggiato e alterato irrimediabilmente il territorio, violentato il paesaggio. Questa azione distruttrice prosegue tuttora: per accorgersene è sufficiente muoversi per qualche chilometro intorno alle città. Con quali autorizzazioni? Sono mai stati esperiti controlli? Perché tutti (ma proprio tutti) tacciono su questo scempio del territorio?
E’ ben noto che le ramificazioni economiche delle organizzazioni malavitose riciclano i proventi delle attività criminali (usura, traffici illegali, estorsioni, evasioni fiscali) immettendo somme ingenti nei vari settori dell’economia. Questi fiumi di denaro sporco, non di rado ripulito attraverso i normali canali bancari, invadono e inquinano il mercato, marginalizzando le imprese sane – sottoposte ad una concorrenza illecita quanto spietata – e scalzando di conseguenza gli operatori corretti. Questi ultimi si vedono sempre più spesso obbligati a cedere aziende, terreni, macchinari e quant’altro alle teste d’ariete delle organizzazioni criminali, per scongiurare la più incresciosa alternativa del fallimento e della conseguente messa all’asta dei beni. In argomento, voci di popolo riferiscono che alle aste giudiziarie – di tanto in tanto sotto indagine perché pilotate – partecipano quasi sempre le stesse solite facce. E che facce!
Nonostante le pesanti perturbazioni che hanno introdotto nell’economia legale, e nonostante il notevole contributo che hanno apportato alla smisurata crescita dell’evasione fiscale, questi fenomeni sembrano aver suscitato per troppo tempo scarsa attenzione nelle istituzioni e fra gli operatori, i quali non di rado sembrano essersi acconciati a porsi sotto l’ala “protettrice” di quelle organizzazioni.
Un ambiente mercato caratterizzato dall’assenza di regole o, quanto meno, dal mancato rispetto di quelle esistenti, soggiace necessariamente alla legge del più forte. E laddove non vien fatta rispettare la Legge, inevitabilmente si afferma e domina chi esercita il potere della forza e della violenza. Col risultato che al potente prevaricatore di oggi si sostituirà l’ancor più potente prevaricatore di domani, in un susseguirsi di conflitti e di fallimenti che porteranno al disfacimento qualsiasi sistema che voglia basarsi su accettabili regole di convivenza.
Per questi motivi è grave che si sottovalutino gli effetti già prodotti dall’invasione dell’economia criminale e quelli che si potranno ancora realizzare, col rischio della completa sostituzione delle attività legali con quelle di provenienza illecita e, in definitiva, dello stato con l’antistato mafioso, che imporrà definitivamente il suo potere sul piano strutturale e – quel ch’è peggio – la legittimazione sociale di quel potere nelle coscienze (che, in definitiva, è ciò che sta già avvenendo).
La via di uscita? Che le istituzioni, tutte e subito, facciano veramente e fino in fondo il loro dovere.
Cominciando dal governo che deve assegnare alle forze dell’ordine i fondi necessari (altro che i tagli di svariati miliardi di euro negli anni recenti) per le azioni di contrasto alla criminalità di ogni tipo e alle Direzioni Provinciali del Lavoro le somme (da rendere impignorabili per legge) necessarie per lo svolgimento dell’attività ispettiva (è noto che le aziende della mala impiegano forza lavoro mal pagata e a volte schiavizzata ed operano prevalentemente nei giorni festivi per eludere i controlli). Proseguendo con i presidi sul territorio delle forze dell’ordine e con la magistratura, in modo che pongano in essere un’azione intelligente e programmata, mirata ad indagare il formarsi “accelerato” di ingenti patrimoni e le connessioni fra questi fenomeni e gli eccezionali impieghi di risorse finanziarie nei vari campi dell’economia.
Continuando con i soggetti delle autonomie locali e con le Prefetture, perché innalzino il livello di attenzione, gli uni, specie quando si tratta di assegnazioni di appalti e l’altra nel rilascio delle certificazioni antimafia. Per continuare ancora con le banche, i cui esponenti, dirigenti, funzionari non abbiano a disattendere le norme esistenti in materia di antiriciclaggio, attratti forse da un più agevole raggiungimento degli obiettivi aziendali e da un più facile rafforzamento delle performance individuali.
Siffatti comportamenti favoriscono incautamente l’affermarsi del tessuto economico criminale a scapito di quello legittimo. In proposito, mi permetto di porre due domande, che spero non rimangano senza risposta: quante segnalazioni di operazioni sospette, come definite dalla normativa in vigore, sono state inoltrate negli ultimi due anni all’autorità competente dalle istituzioni creditizie operanti in loco? Quante indagini sono state condotte dalle autorità competenti per accertare il rispetto di questa normativa?
Rino Giuri

