NARDÒ - I rapinatori della gioielleria «Arte orafa» di Nardò, traditi dall’accento e dall’auto utilizzata per la fuga e ritrovata bruciata nelle campagne alle porte di Brindisi.
Dei due autori, solo uno è stato arrestato, e nell’attesa che anche l’altro cada nella rete degli agenti di polizia, è stato incriminato pure il ricettatore. Uno e l’altro sono di Brindisi: il primo è Davide Piliego, 19 anni, il secondo Tiziano Cannarile, 21. In casa di quest’ultimo, che capita l’antifona si è reso irreperibile, i poliziotti hanno recuperato parte dei 200mila euro di refurtiva in preziosi (la merce è comunque assicurata). In gioielleria, la sera di venerdì 4 novembre, i banditi si erano presentati spacciandosi per clienti.
Al proprietario, Davide Ronzino ed all’impiegata, Luisa Marzano, avevano chiesto di visionare anelli ed orecchini, perché uno doveva fare un regalo alla fidanzata. Appena il gioielliere ha aperto la cassaforte per prelevare i panni con gli ori, uno ha estratto la pistola, e per riempire le buste di plastica che si era portato appresso, l’altro ha fatto il giro del bancone. Istintivamente, il negoziante si è voltato per chiudere il forziere, ma quello gli ha puntato l’arma al volto, e la reazione si è spenta sul nascere.
Con l’aiuto del complice, la coppia è stata legata con delle fascette di plastica dura, e dopo aver svuotato la cassaforte, i malviventi si sono dati alla fuga a bordo di una Fiat Panda. Scattato l’allarme, sulle loro tracce si sono portati gli agenti del locale Commissariato diretto dal vice questore Pantaleo Nicolì, che via via informati dei numeri di targa appuntati da un passante e delle caratteristiche somatiche dei rapinatori, entrambi giovanissimi, nonché dell’inflessione dialettale con cui si erano espressi durante le fasi del colpo, sono approdati a Brindisi. Assieme ai colleghi della Squadra mobile di quella città diretta dal vice questore Francesco Barnaba, hanno subito ritrovato la Panda bruciata.
Dopodiché, assieme agli investigatori della «Mobile» di Lecce diretta dal vice questore Michele Abenante, sono giunti nell’abitazione di Cannarile, che è stato denunciato a piede libero, perché aveva ricettato parte della refurtiva. Nel frattempo, dopo aver scandagliato nell’ambiente dei malviventi brindisini, gli uomini del Commissariato di Nardò e della Squadra mobile leccese, sono risaliti a Piliego, che al pari del ricettatore, è stato segnalato alle Procure dei due capoluoghi salentini.
Gli agenti ritengono di aver identificato anche il complice, ma per incastrarlo devono comporre ancora qualche tassello. Per Piliego e per l’altro, ieri mattina i giudici hanno emesso le ordinanze di custodia cautelare in carcere, giusto per i reati di rapina e sequestro di persona e ricettazione. Come s’è detto, avvertito il pericolo, Tiziano Cannarile si è dato alla macchia, mentre a Davide Piliego, il provvedimento restrittivo è stato notificato dietro le sbarre del carcere brindisino.
Tre giorni prima, il baby rapinatore era stato infatti arrestato, stavolta nella flagranza del reato, mentre assieme a due ragazzi, pure loro di Brindisi, stava per assaltare la gioielleria «Pignatelli» di Ostuni. Oltre che in possesso di una pistola giocattolo e delle buste di plastica per fare incetta di ori, i tre avevano numerose strisce di plastica dura, uguali a quelle utilizzate per legare il gioielliere di Nardò e la sua aiutante.
















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