NARDO' - Andava avanti ed indietro, sotto la pioggia battente, sul tetto del “Comune nuovo” dove c'è un un cornicione alto solo una quarantina di centimetri. Ad un certo punto, della ragazza, appare solo la testa ed il busto ma solo perché si è inginocchiata per piangere e disperarsi urlando, fino ad essere udita a centinaia di metri di distanza. Così appare in questa drammatica immagine, opportunamente oscurata, che vi mostriamo per farvi capire la drammaticità della situazione che si è venuta a creare.

Anche Nardò ha il suo “giardino dei suicidi”: uno stabile orrendo, mai completato, memoria indelebile degli sprechi degli scorsi decenni. In quello scheletro doveva sorgere il nuovo municipio, a cinquanta metri dall'antica chiesa dell'Incoronata. Realizzato là per favorire chissà quale interessata speculazione edilizia. Nessuno lo butta giù: anni fa un politico, oggi ancora in auge, riteneva potesse essere utilizzato. Magari per dare altri incarichi professionali.
Ma ora monta la protesta delle mamme: «I nostri figli hanno ancora negli occhi la morte dell’artigiano che si suicidò tempo fa, impiccandosi da quella struttura. Una porcheria pericolosa, piena di ferri arrugginiti, che va demolita al più presto perchè viene utilizzata per giocare da ragazzini che potrebbero farsi molto male».
Salvata «in extremis» dai poliziotti una studentessa neretina di 19 anni che, nella mattinata di ieri, è scappata da scuola ed ha tentato di lanciarsi nel vuoto dalla struttura del nuovo Comune, mai completata, ubicata in zona Incoronata. Per ragioni legate al profitto scolastico la ragazza ha abbandonato la sua classe in stato confusionale e si è diretta verso l’uscita in fretta e furia. Dalla scuola è partita una chiamata al 113 per una richiesta d’intervento.
La giovane, nel frattempo, è corsa verso lo scheletro in cemento armato da dove avrebbe inviato un sms alla madre per informarla che stava per compiere un gesto estremo. E, sotto la pioggia battente, ha raggiunto l’ultimo piano della struttura, posizionandosi sul cornicione. La ragazza in preda al panico ha iniziato a fare avanti e indietro, piangendo e gridando.
Ha raccolto da terra alcuni chiodi che avrebbe utilizzato poi, per sfregarsi il dorso delle mani per autolesionismo. Il tutto sotto gli occhi di passanti e residenti che, intanto, avvisavano le forze dell’ordine. Una signora dal suo balcone ha iniziato a urlare «Correte che c'è la ragazza si vuole buttare». I poliziotti sono entrati in azione «in sordina», o meglio senza accendere le sirene della volante in quanto sapevano che avrebbero potuto agitare, ulteriormente, la giovane studentessa.
Con tempestività e con estrema cautela gli agenti si sono introdotti nello scheletro dell’edificio senza farsi notare dalla ragazza che pareva pronta a lanciarsi nel vuoto. L'hanno afferrata alle spalle: lei si divincolava e sono stati momenti concitati. Solo grazie alla professionalità dei poliziotti la storia si può raccontare in questi termini.
La giovane è stata condotta al commissariato di Nardò dove ad attenderla c’era il 118. I soccorritori hanno provveduto a medicare le ferite alle mani e un medico del «Centro di igiene mentale» ha effettuato un «trattamento sanitario obbligatorio». La ragazza è stata trasportata al nosocomio di Galatina per altri controlli. I motivi dell’accaduto sarebbero riconducibili al profitto scolastico, forse un brutto voto, proprio a qualche mese dei temuti esami di maturità.
















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