NARDÒ - Razzia di cavi elettrici. I ladri dell'oro rosso hanno rubato seicento metri di linea elettrica nell'ex depuratore dell'Acquedotto pugliese, sulla strada per Avetrana. Ingenti i danni, quantificabili in circa diecimila euro tra materiale e lavori di manodopera per il ripristino.
Nei giorni scorsi i malviventi hanno colpito diverse aziende agricole nella campagne tra Nardò e Copertino. In quel caso sono stati rubati i cavi che alimentano le pompe sommerse dei pozzi. Uno o più individui sono entrati nel perimetro recintato della struttura tra l'una e le due della notte tra sabato e domenica. Scartata l'ipotesi dell'ingresso principale, sulla trafficata Nardò-Avetrana, i ladri hanno scelto il lato più sicuro, quello verso le campagne retrostanti. Inefficace il sistema di allarme, scattato per pochi secondi e subito disattivato dalle sapienti mani dei malviventi.
Una volta all'interno dell'area, dopo aver divelto diversi metri di rete di recinzione, hanno staccato il contatore generale e poi si sono dedicati al recupero dei grossi cavi elettrici. Operazioni lunghe e complesse che, secondo gli operatori intervenuti per ripristinare l'impianto, sono durate almeno due o tre ore di lavoro. A nulla è servita la precauzione di riempire i diversi pozzetti di collegamento con della sabbia. Con molta pazienza, infatti, i delinquenti hanno svuotato le piccole cavità per sfilare con velocità i preziosi collegamenti di rame. Inevitabile il momentaneo black-out dell'intera struttura, rimasta senza energia elettrica per qualche ora.
I custodi sono giunti sul posto alle 5.30 della mattina ed hanno attivato subito i gruppi elettrogeni per ripristinare le minime funzionalità dell'impianto. Le vasche di contenimento hanno retto bene per la finestra di tempo che le ha viste private dell'elettricità. Dopo qualche minuto sono arrivate le squadre di operai che hanno provveduto a ricollegare il contatore generale alle macchine del depuratore, seppur in maniera provvisoria.
Annalisa Quaranta
















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Gent.mo direttore, le allego un bell'articolo del Corriere della Sera.
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