NARDO' - Da Bartezzaghi alla Costituzione italiana. Una lezione di storia per i ragazzi delle scuole e l'invito a visitare la straordinaria mostra allestita nella Biblioteca Vergari.
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QUELLE DATE SPECIALI CHE DIVENTANO BANDIERE
Di Stefano Bartezzaghi
Lasciate perdere gli anni, pensate ai giorni del mese. Il 25 aprile di qualsiasi anno, per esempio dopo il 1945, non è più soltanto un giorno, come invece il 24o il 26. È una bandierina piantata sul calendario perpetuo. Non rimanda solo a una memoria ma anche a un' idea ricorrente, un pezzo di identità collettiva, qualcosa che, comunque, c' è e continua a interpellarci: perché, «cada» di lunedì, giovedì o domenica, un 25 arriva ad ogni aprile. Nel 1498 è stato il giorno in cui (in almeno alcune delle edizioni del Conte di Montecristo ), il conte Spada ha dettato la disposizione testamentaria che avrebbe consentito a Edmond Dantès (grazie all' abate Faria) il ritorno e la vendetta. È stato il giorno di nascita per Torquato Tasso (1595), per Guglielmo Marconi (1874) e Tarcisio Burgnich (1939); quello di morte per Leon Battista Alberti (1472) e Emilio Salgari (1911). Nel 25 aprile del 1941, Marcel Duchamps, ottenuto il permesso di uscire da Parigi occupata come piazzista del formaggiaio parigino Gustave Candel, trasportò cinquanta delle sue opere Boîtes-en-valise a Grenoble, da dove Peggy Guggenheim le avrebbe spedite a New York. Altro? Il 25 aprile 1981 il protagonista del romanzo autobiografico di Pier Vittorio Tondelli Pao Pao, in licenza dal servizio militare, si apprestava a partecipare alla corsa podistica non competitiva Strabologna. Non è certo ad alcuno degli eventi che costituiscono questo tritume di tempo che si riferiscono tutte le piazze, le vie, i viali dedicati al 25 aprile per l' Italia. La convergenza odonomastica (i nomi delle strade delle città si chiamano infatti "odònimi"; le date sono "cronònimi") non è perfetta, visto che molte città ricordano ciascuna il giorno della propria Liberazione: Sassuolo, il 23; Brà e Omegna, il 24; Vercelli, il 26; Firenze, il 27; per altri motivi al 26 aprile è dedicata anche una piazza di Bitonto e una via di São Paulo, Brasile. Per capire cosa siano una data bisogna andare sul "Dicono di oggi", attivo dallo scorso 1° gennaio con il sottotitolo: «Era una notte buia e tempestosa. Va bene. Ma in quale data?». Ogni giorno propone citazioni letterarie che contengono la data corrente. Il 1° gennaio è per esempio il compleanno di Lolita, e Humbert Humbert si preoccupa dell' adolescenza che incombe sulla sua ninfetta. Ma ci sono capodanni anche in Jack Kerouac e in Zadie Smith, e un vistoso calendario con il foglio del 1° gennaio 1940 compare alle spalle di Giacomo Balla, in un suo augurale Autoritratto di quell' anno. Era un lunedì. Il blog è stato ideato da Antonella Sbrilli, professoressa di storia dell' arte contemporanea alla Sapienza, che nel 1994, con lo pseudonimo di Toni Brizi, aveva pubblicato per Giunti Il gioco dei giorni narrati, un piccolo almanacco di 366 pagine (più bibliografia): ogni giorno, una pagina; ogni pagina, una citazione. Il database che le era servito per il libro, e che ha successivamente accumulato e (come si dice) aggiornato negli anni, si dispiega ora nel blog, con il contorno di scrittori, artisti, filosofi che si sono ispirati alla scansione delle date (da Alighiero Boetti all' artista Daniela Comani, che in Sono stata io. Diario 1900-99 racconta in prima persona 366 fatti storici del Novecento, giorno per giorno). In Ada o ardore di Vladimir Nabokov, come nota Sbrilli in un suo breve saggio ( Memoria per le date, Date per la memoria, Guaraldi 2013), «mentre gli anni si confondono, i singoli giorni risplendono nel dettaglio, come oggetti trovati». È lo stesso anche per le date storiche, quelle che Enrico Deaglio nella sua nuova rubrica quindicinale per il Venerdì di Repubblica ("Annali") ha incominciato a raccontare, partendo con il 18 aprile (il giorno del 1948 che divise ciò che il 25 aprile di tre anni prima aveva visto unito). In uno dei volumi collettivi sui Luoghi della memoria (curati da Mario Isnenghi per Laterza), l' identità italiana è esplorata anche con saggi intitolati al 20 settembre, al 1° maggio, al 10 giugno, al 25 luglio, al 18 aprile, citati senza anno, come amici di cui si può omettere il cognome. L' onta, il lavoro, la guerra, la destituzione, lo scontro elettorale sono associati a quei giorni, in una forma che oltrepassa l' evento storico, pur rilevantissimo, che rispettivamente li ha resi memorabili. In ogni data, giorno e mese si riferiscono al tempo ciclico; l' anno, al tempo che progredisce. Infatti si può dire "un giovedì" o "un primo giugno" ma non si può dire, invece, "un Duemilauno", a meno che l' anno non diventi a sua volta emblematico, come è successo con il 1848 (tanto fuori dal tempo da consentire il delizioso anacronismo di quel vecchio Carosello: «È arrivato Lancillotto, qui succede un quarantotto»). Perché gli anni, come insegna anche Lucio Dalla, "vengono", mentre i giorni "tornano". E allora, bentornato anche quest' anno, 25 aprile. Il nostro bisogno di te non è finito.
















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