
NARDO' - Un *VIDEO*, nel quale l'ingegner Francesco Nobile racconta la storia della "pista". E poi tre approfondimenti utili per capire come potrebbe cambiare l'economia salentina se venisse recepita la lezione "alla tedesca", grazie alle interviste ai manager della Porsche giunti da Stoccarda. E' davvero una buona occasione per discuterne. Fatelo sui nostri profili dei social network.
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Porsche apre le braccia alla Puglia ed al Salento per offrire il proprio modello di sviluppo e innovazione: “alla tedesca”. E proprio questa definizione – una patente di affidabilità - viene più volte ripetuta, ieri mattina, da Josef Nierling, responsabile (principal) e fondatore della sede italiana della Porsche Consulting, società che “esporta” ovunque il modello della casa automobilistica di Stoccarda, finalizzato a raggiungere l’eccellenza attraverso una combinazione di concetti, persone, tecnologia e metodi già collaudati all’interno del gruppo Porsche. Ed ora l'obiettivo è la Puglia, regione da rinnovare e dove, magari, “formattare” l'assetto delle aziende per renderne più efficienti i sistemi di produzione.
Nierling è giovanissimo come tutti i suoi colleghi: basti pensare che l'amministratore delegato, Federico Magno, ha 42 anni ed è stato nominato in quel ruolo nel 2008. Padre tedesco e madre siciliana, delle due linee di sangue porta con sé un bagaglio genetico che gli fa credere fermamente nel “verbo” della concretezza, prerogativa della mitteleuropa, ma anche in quel vortice creativo, proprio dei popoli del sud, dal quale emergono le idee più brillanti e innovative.
A Nardò Porsche ha una piattaforma eccezionale per lanciare il guanto di sfida all'inerzia dell'economia meridionale: si tratta della Ntc, la pista unica al mondo inaugurata nel 1975 nelle campagne dell'Arneo. L'anello perfetto, uno dei pochi impianti in cui svolgere tutti i genere di prove e collaudi, è di proprietà di Porsche Engineering da poco più di un anno ed oggi una società “consorella” si interfaccia con le sezioni Confindustria di Lecce, Bari e Bat e Taranto.
“Vedo l'Italia come un Paese stanco e demotivato – dice Nierling – e il suo Meridione non è affamato di progresso e di futuro come vediamo sta succedendo nei paesi emergenti”. Il suo gruppo, del resto, ha aperto due sedi anche in Brasile, a San Paolo, e in Cina, a Shanghai. Il fascino della “locomotiva” teutonica è forte: “Io vorrei trasferire il modello tedesco in un'altra regione che ha i suoi pregi e i suoi difetti, e declinarlo in base alle esigenze e alle sensibilità di quel luogo. Il modello di cui parlo è forte, solido, e genera continua innovazione”.
A precisa domanda di Antonio Quarta, dell'omonima azienda leccese che produce e commercializza caffè, Nierling risponde che Porsche ha deciso di esportare una strategia aziandale, un “modello” per essere competitivi in ogni campo, anche quello agroalimentare.
Il pragmatismo dei tedeschi si rivela nelle battute con cui illustra il rapporto tra istruzione, ricerca e azienda: “Il sistema di istruzione e quello aziendale devo avere un legame strettissimo con l'allineamento dello studio teorico con la ricerca applicata. Da ogni idea, insomma, deve venire fuori qualcosa che si tocca e che genera profitto”.
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Mamma li tedeschi! Sono metodici e pratici, come letteratura insegna: la pista di Nardò è rifiorita da quando Porsche, intorno al dieci aprile dello scorso anno, ne ha rilevato la proprietà dal gruppo torinese della Prototipo che, a sua volta, l'aveva acquistata da Fiat nel 1999. E giacché il “modello” funziona così bene la Porsche ha mandato nel Salento la propria squadra di consulenti gestionali per “vendere” un modello di successo, importabile da qualsiasi impresa pugliese. Sia che faccia meccanica o che produca pasta fresca. Il trucco? Fare le cose giuste e non solo la lotta agli sprechi.
Non esiste, cioè, ricerca che resta chiusa in un cassetto: le idee vanno selezionate sul nascere, è lì che va fatto lo sforzo per ottimizzare costi e tempi. Poi, quelle buone, che porteranno innovazione e profitto, devono essere spinte fino in fondo, a raggiungere la produzione.
“Questi sono proprio così – dice un dipendente, “fuori sacco” - stanno dietro ad un progetto tutto il tempo necessario per scremare le idee e sembra che stiano fermi, che non abbiano intenzione di decidere. Invece hanno solo scelto la via migliore e quando partono non li fermi più”.
La “pista”, come viene semplicemente definita dai salentini, stava sul proverbiale orlo del baratro con i sindacati sul piede di guerra e tutti i dipendenti in cassa integrazione e orario ridotto, nonostante le commesse non mancassero. Era probabilmente un problema di ingranaggio.
“Da 106 siamo passati a 113 dipendenti – dice Francesco Nobile, managing director della Ntc – che forse non sembrano grandi numeri ma si deve pensare che siamo cresciuti nonostante il periodo e le premesse. Qui ci sono da duecento a seicento persone al giorno che gravitano intorno ai settori delle prove. Vengono da tutto il mondo anche se, tradizionalmente, lavoriamo molto con le case tedesche per quasi tutto l'anno. Succede che qualcuno, per proprie comodità, ci chieda di utilizzare gli impianti anche il giorno di Natale e noi lo accontentiamo”.
36 officine dedicate alle case e ai grandi marchi: si intravedono le insegne di Audi, Ducati, Ferrari, Pirelli. Due Bugatti da 1200 cavalli sfrecciano in pista, quel famoso “anello perfetto” da dodici chilometri immortalato dalla Nasa con i suoi satelliti spaziali.
Qui il distributore di benzina eroga 10mila litri al giorno, ed è questo il metro dell'attività che “scende in pista”. Anche sul gioiellino della handling, il tracciato dinamico disegnato sul modello del circuito tedesco del Nurburgring.
Tanto il lavoro anche per i salentini: “puntiamo molto sugli ingegneri – dice Nobile – ai quali diamo motivazioni forti e percorsi di crescita. Alcuni laureati del posto stanno facendo grande esperienza e una buona carriera ma devo anche dire che l'ottanta per cento dei curricula vengono scartati perché i nostri giovani hanno gravi carenze nella conoscenza delle lingue straniere. Invece conoscere tedesco ed inglese sono sicuramente tra le chiavi per entrare in poli di eccellenza”.
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L'Its “Antonio Cuccovillo” di Bari, scuola speciale di tecnologia e istituto superiore per la Meccanica e la Meccatronica, fa emergere “engineer”, tecnici super specializzati. Le parole degli esperti Porsche sono vangelo per il direttore, Lucia Scattarelli che è anche presidente della fondazione composta da trenta soggetti, fra cui Confindustria Bari e Bat, Politecnico e Università di Bari, Provincia di Bari, oltre a diverse imprese associate a Confindustria.
“La nostra è una rivoluzione culturale alla quale possono partecipare persone già diplomate e laureate – dice la professoressa – alle quali rilasciamo un diploma superiore riconosciuto in Europa e siamo gli unici a ppoterlo fare”.
“Seguiamo i consulenti Porsche dal febbraio scorso e in diversi incontri – continua – e riteniamo che stiano proponendo un modello aziendale che limita o elimina gli sprechi ma indirizzando, in maniera virtuosa, le risorse e senza tagli indiscriminati. Per noi sono partner ideali”.
La docente è entusiasta del sistema proposto per affrontare le sfide imprenditoriali del futuro e altri prendono la parola. Francesco Velluto di Vestas afferma che non bisogna eliminare dipendenti ma produrre di più con meno per tenere testa, con prodotti e servizi di qualità, alla concorrenza di indiani e cinesi. Molti industriali salentini restano zitti, preferiscono ascoltare forse con un pizzico di diffidenza ma le domande fioccano comunque. Anche i vertici Ntc annunciano progetti a lunga scadenza grazie ai “confratelli” della Consulting che stanno ristrutturando e riorganizzando aziende in tutto il bacino del Mediterraneo. “Stiamo creando un piano industriale – dice Nobile – per chiedere e sapere dai nostri clienti che cosa vorranno nei prossimi dieci anni”. Il futuro è già qui.
















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