NARDO' - Caro direttore, può una Presidente del Consiglio, mentre sta parlando il deputato Giuseppe Conte, giudicare quell’intervento con un “che me..da”?
Lo abbiamo visto tutti quel labiale della Meloni. A meno che non si voglia camuffarlo per un complimento. A me, come a milioni di persone che assistevano in diretta al dibattito della Camera, è sembrato un affronto contro un membro della Camera dei Deputati.
Può un premier, in carica da poche ore, non frenare i suoi bassi istinti e commentare in modo così insolente? Conte, tra l’altro, stava solo dicendo “Al Parlamento europeo voi non avete votato il Next Generation Eu. Astenersi in parlamento significa non far passare il Next Generation e il Pnrr. Se fosse stato per voi non lo avremmo avuto”. Dire questa verità si traduce, per la signora presidente, in un insulto?
E poi volevo fare un’altra considerazione in merito al bellissimo intervento, al Senato, dell’ex procuratore generale di Palermo eletto a Palazzo Madama con il Movimento 5 stelle, Roberto Scarpinato.
Un intervento durissimo contro questo governo. Dice Scarpinato, “La mia perplessità si regge sul fatto che la vostra maggioranza si regge anche su una forza politica il cui leader ha mantenuto rapporti pluriennali coi mafiosi e che ha tra i suoi soci fondatori Marcello Dell’Ut..”.
Il microfono di Scarpinato, però, si è spento prima che l’ex magistrato finisse di pronunciare il cognome di Dell’Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno: il senatore è stato interrotto dal presidente La Russa, che lo ha accusato di aver superato i due minuti previsti (in realtà erano un minuto e dieci secondi). È un caso che il microfono di Scarpinato si sia spento prima che pronunciasse il nome di Dell’Utri?
Questi due episodi, ancora agli albori del nuovo governo, ci anticipano che questo esecutivo ci abituerà a cose inaspettate, sia per offese agli avversari, e sia per occultare verità scomode contro di loro?
Voglio concludere questa mia con le parole del senatore Scarpinato, “Vede, presidente noi siamo le nostre scelte, le scelte che compiamo, e lei da tempo ha scelto da che parte stare, non dalla parte degli ultimi “.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente
















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