NARDO' - Il Partito Democratico non decide, non vuole decidere, non è in grado di decidere nulla? Gli elettori progressisti sono stanchi di attendere i comodi degli altri che, forse e da fuori città, vogliono affossare il centrosinistra come già accaduto nel 2021. Ma oggi le cose stavano procedendo persino in modo peggiorativo. Ed ecco che arriva la scossa.
Terremoto nel centrosinistra di Nardò. Un nutrito gruppo di personalità del Partito Democratico con a capo il consigliere comunale Daniele Piccione ha aderito a “Prossima”, la creatura politica del presidente della Regione Antonio Decaro.
Nei prossimi giorni dovrebbe esserci l’ufficialità e conoscersi anche il numero degli aderenti.
Da indiscrezioni si tratterebbe di almeno sei persone tutte candidate o candidabili nelle liste per le comunali. Con qualcuno anche molto “pesante” in termini di consenso per aver ricoperto incarichi di vertice nel Pd e nella Cgil, anche a livello provinciale.
Un movimento dirompente che se, da una parte, “avverte” il PD e lo accusa palesemente dell’inconcludenza dimostrata coi fatti (rinviata ancora una volta la discussione a livello provinciale che verte sulle prossime elezioni comunali e il nodo di Nardò) dall’altra inietta nel gruppo decariano cittadino una importante dose di forza propulsiva che, negli auspici dei promotori, rappresenterà una “scossa” utile all’intera coalizione. In primis per risolvere il rebus del candidato o candidata a sindaco, la persona che dovrà sfidare Maria Grazia Sodero e Gianpiero Lupo, i due già dichiaratamente in campo.
A margine c’è, però, una considerazione da fare: se Piccione ed il suo gruppo stanno mettendo il sale sulla coda del PD, diciamo una “lezione di buona educazione politica” dopo il disastro del 2021, come si metteranno le cose alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale?
Nel senso che, se queste persone che sono fuoriuscite dovessero candidarsi con la lista di Prossima, che fine farebbe la lista del Partito Democratico svuotato di tanto consenso?
La risposta si può dare subito: con 700/800 voti il PD rischierebbe grosso e potrebbe persino non eleggere consiglieri comunali. Un rischio remoto ma che esiste.
Del resto a forza di frenare, impantanare, impiantare una segreteria debole, affidarsi ai provinciali o al capo superiore di turno, il rischio di uno smottamento della base c’era e lo percepivano in tanti. Anche dall’esterno. Ma ora la leadership del centrosinistra a Nardò potrebbe passare di mano.
















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