NARDO' - Aveva ragione Guccini: Facciamola finita, venite tutti avanti. Nuovi protagonisti, politici rampanti. Venite portaborse, ruffiani e mezze calze. Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato.
In questa città, in vista delle elezioni comunali del 2027, la costruzione del cosiddetto "campo largo" da parte del centrosinistra e dell'opposizione vive una fase di stallo e di difficili trattative, spesso definita come una vera e propria "tela di Penelope" tra incontri ,presunti incontri e rinvii. Nel cosiddetto "campo largo" manca la politica.
TOGLIETEVI LA MASCHERA
Quando le coalizioni di opposizione si concentrano sulle rivalità personali anziché su un programma condiviso, il rischio di spianare la strada alla continuità amministrativa è molto alto. La divisione interna favorirà il candidato dell'amministrazione uscente. Mettete al centro i temi della città prima dei nomi dei candidati e firmate accordi vincolanti per garantire la tenuta della coalizione anche dopo le elezioni, poiché nel "campo largo" si evidenzia una forte fragilità programmatica e strategica. La presunta alleanza appare ridotta a una semplice formula elettorale o tattica difensiva, priva di una sintesi ideale condivisa su temi cruciali. Manca una visione comune di lungo periodo.
Prevalgono i tatticismi e le trattative di vertice rispetto a un reale radicamento di idee collettive. L'accordo, se e siste, rischia di ridursi alla sola somma aritmetica di sigle per competere contro il centrodestra, senza un collante politico autentico.
Il presunto "campo largo" così è un caos, anche se tanti amici rimangono pronti a dare il loro apporto per il bene della città. Anche se le forze civiche e anche qualche partito discutono sull'opportunità di inserire nelle liste figure che hanno già ricoperto ruoli amministrativi, pretendendo un posto in prima fila. La politica è vissuta come professione a lungo termine, dove la rielezione diventa l'obiettivo primario per mantenere status e benefici, cambiando schieramento per convenienza personale, insomma voltagabbana.
Tutto ciò ha un impatto sui cittadini e dunque la perdita di fiducia nelle istituzioni spinge sempre più persone a non votare, da qui l'astensionismo. C'è un profondo senso di sconcerto e delusione per lo spettacolo a cui si deve assistere. La politica dovrebbe essere servizio, coerenza e responsabilità nei confronti della comunità. Quando si trasforma in una rincorsa alla sopravvivenza poltrona per poltrona, la distanza tra le istituzioni e la città reale diventa incolmabile.
Sarebbe il caso di ritrovare il senso della dignità del ruolo che ricoprono e a ricordare che il potere che gestiscono è solo temporaneo prestato dai cittadini. A quelli stessi cittadini a cui dovranno , prima o poi, tornare a chiedere conto. Ci sono soggetti politici che ricoprono cariche istituzionali importanti ma che non mantengono le promesse fatte, generando disillusione nei cittadini, chiaramente tutto ciò è legato alle dinamiche della propaganda elettorale e del populismo e dunque non sono più credibili. La costante discrepanza tra retorica e realtà produce conseguenze misurabili sul tessuto democratico, non a caso sempre meno cittadini scelgono di recarsi alle urne per la percezione dell'inutilità del proprio voto, logorando il patto di fiducia tra elettore ed eletto, trasformando il dibattito politico in una continua polarizzazione emotiva. Si evidenzia una distanza crescente tra i politici e la base elettorale, spesso alimentata da promesse da marinaio, provando un profondo senso di amarezza, una delusione condivisa oggi da moltissimi concittadini.
Voi che ricoprite incarichi istituzionali di rilievo avete il dovere morale e politico di avere rispetto per le persone bisognose , se non siete in grado non promettete. Purtroppo, assistiamo a promesse puntualmente smentite dai fatti. Le illusioni create si scontrano ogni giorno con le reali difficoltà.
Questo modo di fare politica, basato su promesse prive di sostanza, mina alla base il rapporto di fiducia. Tradire le aspettative di chi ha bisogno e ha creduto alle chiacchiere di qualche politico è un atto che priva di dignità la funzione pubblica che rappresenta. Nessuno chiede miracoli ma i problemi reali di un cittadino non possono passare in secondo piano. Un cittadino non chiede miracoli, ma serietà, coerenza e decisioni concrete. Invito, chi promette e non mantiene, a ritrovare il senso della vergogna e del limite, rimettendo al centro i bisogni reali delle persone e non la ricerca del consenso a breve termine.
Durante incontri, dichiarazioni e telefonate, prima assumono impegni precisi promettendo soluzioni rapide e interventi concreti per risolvere i problemi, anche lavorativi. Purtroppo, poi nulla di tutto ciò si realizza. Le promesse si rivelano parole vuote, lasciando la netta e spiacevole sensazione di essere stati presi in giro. Il tempo delle scuse e dei rinvii è scaduto. Invito a ricordare che l’attività amministrativa non si misura sui proclami, ma sui fatti.
Rammento, inoltre, che a breve i cittadini saranno chiamati alle urne per le prossime elezioni. In quell'occasione, la memoria della comunità sarà vigile e il voto sarà lo strumento con cui si valuterà la serietà e l'affidabilità di chi ha promesso senza mantenere.
Certo, si resta in attesa di risposte concrete, prima che sia il tempo a emettere il suo giudizio definitivo. Cari Politici fare gli amici ma siete ipocriti. Il tempo delle strette di mano e dei sorrisi a è scaduto. La distanza tra la vostra retorica e la realtà è diventata inaccettabile. Compari e amici solo quando servono voti.
Fingete empatia per raccogliere consenso immediato, fate gli amici e vi mostrate vicino al popolo solo sui social. Usate i problemi reali come sfondo per i vostri post. Le parole svaniscono il giorno dopo il saluto. La vostra finta amicizia è peggiore dell'indifferenza dichiarata. Strumentalizzate i bisogni della gente comune per fini personali, questa non è politica, è puro opportunismo. I cittadini non cercano amici di facciata, ma persone coerenti e concrete. Toglitevi la maschera.
Mino Mazzeo
















NARDO' - Si chiamava Ferruccio Guccini e durante la Seconda guerra mondiale, da soldato, fu deportato in un campo di concentramento in Germania. Come mio padre.
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