NARDO' - Posticipare l’inizio della scuola per il troppo caldo non è una soluzione. È una resa.
Perché possiamo anche spostare di qualche giorno il calendario scolastico, ma prima o poi settembre tornerà a presentarci il conto.
E gli anni che verranno, con un clima sempre più caldo e fenomeni estremi sempre più frequenti, non ci permetteranno di continuare a ragionare come se nulla fosse.
Il punto, quindi, non è soltanto: “Quando riapriamo le scuole?”
Il punto è: in quali condizioni le riapriamo?
Perché se sappiamo che le temperature aumenteranno, dobbiamo avere il coraggio di investire oggi per rendere le nostre scuole sicure, efficienti e adeguate al nuovo clima.
Nella nostra Città abbiamo avuto anni di finanziamenti, compresi quelli del PNRR, e un’occasione irripetibile per intervenire sulle scuole pubbliche. Su tutte le scuole pubbliche. Eppure i signori di palazzo non sono stati capaci di fare quello che sarebbe stato necessario: rendere tutte le nostre scuole più efficienti, meglio isolate e dotate di sistemi di climatizzazione sostenibili, sfruttando anche le opportunità offerte dalle energie rinnovabili.
E c’è un’immagine che più di tutte dovrebbe farci riflettere. Sono persino partite petizioni e iniziative tra i genitori per raccogliere soldi e comprare climatizzatori per le aule.
Nel 2026, dopo anni di finanziamenti pubblici e dopo miliardi di euro destinati anche alla riqualificazione degli edifici pubblici attraverso il PNRR, sono le famiglie a dover fare le collette per permettere ai propri figli di stare in classe senza soffocare dal caldo?
No. Non può essere questa la normalità.
Invece di rincorrere l’emergenza, avremmo dovuto programmare.
Perché il cambiamento climatico non è una teoria da commentare sui social. È qualcosa che vediamo, che misuriamo e che soprattutto vivranno sulla propria pelle i nostri figli.
E a chi ancora lo nega, lo minimizza o semplicemente se ne frega, vorrei ricordare una cosa molto semplice: il clima non legge i vostri post, non guarda le vostre appartenenze politiche e non aspetta che vi convinciate. Cambia comunque.
La politica seria dovrebbe fare una cosa diversa: guardare avanti.
Non possiamo continuare a spostare il problema di qualche settimana ogni volta che il clima ci mette davanti alla realtà.
Dobbiamo mettere mano agli edifici scolastici, all’efficientamento energetico, alla coibentazione, agli impianti sostenibili, ad un piano massiccio di riforestazione urbana a seguito di abbattimenti di decine di alberi negli ultimi dieci anni e alla qualità degli spazi in cui ogni giorno mandiamo i nostri bambini e i nostri ragazzi.
Non serve una scuola che apra più tardi. Serve una scuola capace di resistere al clima che cambia.
E soprattutto non servono genitori costretti a fare una colletta per comprare un climatizzatore.
Serve una politica che abbia previsto il problema prima che diventasse un’emergenza.
Lorenzo Siciliano, capogruppo PD in Consiglio comunale
















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