PDM - Ho un rapporto con il mare che è tanto controverso quanto conflittuale. È lui che si piega alle mie esigenze, è lui che mi segue nelle scelte e le asseconda senza colpo ferire.
Vivo il mare di notte, quando lui mi accarezza piano, quando l'onda imprime il suo ritmo ai miei colpi cadenzati, ben definiti, secchi e dolorosi, se la mia partner si irrigidisce. Vivo il mare nello stesso qual modo vivo il sesso: con formule altalenanti, scostanti e a volte seriose -quando il pensiero si sposa con l'amore-.
Ogni volta è un'emozione nuova, lo spettacolo che mi offre lo scroscio delle onde, il riflesso di un'intera città e quello dei suoi silenzi, della vita che scorre fra le mura o fuori casa, dove la personalità assume nuove formule lontane dagli schemi obbligati. Adoro fare l'amore in acqua, quando la luna mi guarda e dei problemi non resta nulla se non la possibilità di rinviarli al giorno successivo. Adoro incensarmi di baci e sesso e di carezze lente, quando rallento, quando lei è già vinta di piacere, quando io stramazzo senza forze e tutto intorno si nutre del mio piacere, del nostro godere e vivere l'attimo. Non disdegno l'esibizionismo e, necessariamente, il bon ton. So che potrebbe sembrare un ossimoro ma sono contrario all'esibizionismo sfrenato, tout court. La spiaggia di notte come scenario dell'amore, la spiaggia di notte come intimità e follia dei vent'anni. L'ho fatto più volte, in spiaggia, ma non sopporto i lidi. La luce accecante dei fari mi rovina l'intimità e la scenografia. Per non parlare del guardiano, testimone involontario di mille rapporti, di mille amori che vivono il tempo che trovano, un'estate, una notte.
Quella sera lei aveva il ciclo, per questo decidemmo di percorrere la costa e di concederci una pausa dalle lunghe notti folli regalate alla necessità di viverci più a fondo. Rallentammo in prossimità di un bar, il tempo di prendere due ciambelle ricoperte di cioccolato, il tempo di nutrire il corpo con formule differenti rispetto a quelle dei giorni precedenti, quando i nostri corpi lussuriosi erano arrivati esausti alle prime luci del mattino. Poco più avanti la spiaggia. Scendemmo dall'auto con gli asciugamani sotto il braccio: volevamo farci scoprire dall'alba mentre i corpi erano avvinghiati e morbidi d'attesa. I piedi intonsi di sabbia e la spazzatura in questo lembo di spiaggia libera. Quanto odiavo i lidi privati, quanto mal sopportavo queste angherie comunali e l’aria che mi depredavano, giorno dopo giorno. In fondo chiedevo solo di sentire il contatto con la madre terra, di tornare alla natura, di sentirmi appagato da un’onda salata.
Spostammo un paio di buste di plastica e una lattina di coca e posammo l’asciugamano da due piazze a due passi dal mare. Nudi. Lei mi venne vicino e iniziammo il rituale del fuoco. Del fuoco dentro.
A notte inoltrata la svegliai sfiorandole un capezzolo, toccandole appena il suo seno gonfio. Sorrise di nuova luce e mi strinse ancora. Ancora una volta. Poi ci vestimmo, mentre le prime luci iniziavano a diffondersi. Tutto intorno si respirava un’aria differente e la mia mano la accarezzò piano.
La notte trascorse lenta e il mattino ci vinse senza forzature.
La colazione al bar, mentre la giornata già era divenuta viva, mentre la spiaggia era già in piena attività. Aerobica, step, balli di gruppo.
Tornati sulla riva, raccogliemmo ciò che era rimasto e ciò che era rimasto di noi era semplice vita di sempre.
Mi avviai verso il proprietario del lido. All’inizio mi accolse con piacevole cordialità, poi gli chiesi:- perché mi rubi la spiaggia? Perché il vostro capitalismo deve inquinare le anime? Ti rendi conto -continuando con toni pacati- che violenti la natura?
Lui mi sorrise, poggiando la sua mano sulla mia spalla, come fossimo vecchi amici. Poi mi chiese:- credi nella democrazia?
Mi venne da ridere ma non dissi nulla. Lui invade i miei spazi e mi parla di democrazia, del potere del popolo, pensai.
Sai contare? –continuò-
E inevitabilmente pensai a Peppino, sorridendo.
So anche camminare -risposi ironico-
Bene -mi disse lui-
Si incamminò verso il punto più alto, dove la visione della costa era perfetta.
Vedi la spiaggia la spiaggia nel suo insieme? -iniziò- Io ho la concessione per sfruttarne metà. Ti spiace contare quanti hanno scelto di usufruire di quella pubblica?
Rimasi sbalordito, non mi aspettavo tanta disponibilità al dialogo. Contai gli spiaggianti: 50.
Ora ti spiacerebbe -continuò- contare quanti hanno deciso di utilizzare il mio lido?
Ad occhio e croce erano pari poi, in un crescendo di ansia malcelata, appurai che la democrazia aveva frantumato, in pochi attimi, le idee di due generazioni: 51.















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