Mio caro capitano, rieccomi col solito bastimento carico di lamentele. Mi piacerebbe, non credere, starmene a casa in panciolle e cantare “Che m’importa del mondo?”, ma qua, da una parte ormai il vaso di Pandora è scoperchiato, dall’altro, santa pazienza, ma quant’è pieno ‘sto vaso?
E poi, come t’ho detto, ci son delle cose che proprio m’affliggono. Prendi per esempio ‘sta storia della “tassa di soggiorno”. Io non la capisco. Certo, considerando i miei svariati lustri, potrebbe anche essere che la mente non mi sia amica, però capitano, non so se son del tutto folle o c’è della logica in questa follia.
Mi chiedo, ma se fossi una qualunque signora Brambilla, perché dovrei venire a Nardò e pagare pure per starci?
Se guardiamo al verde pubblico, sembra che sulle aiuole ci abbiano spruzzato il napalm. Giusto sulle aiuole, perché poi le erbacce hanno vinto ovunque. E già s’è inaugurata la stagione degli incendi. La colpa verrà data a quello che ha lanciato la sigaretta dal finestrino, quando poi nessuno vuole incolpare il vicino di fondo che si sa che pulisce come facevano i suoi avi: cerino e arrivederci. Poi qualcuno prima o poi si farà male e solo allora fioriranno i professoroni del te l’avevo detto.
Esiste una cosa che si chiama decoro. Non decoro urbano, che già è troppo avanzato, decoro e basta. Ecco, una città dove sembra ci sia stata una pioggia di meteoriti, non è una città decorosa. Non è pensabile che non ci sia una sola strada che si possa percorrere senza rischiare di spaccare qualcosa o farsi male. È vergognoso. È brutto. Se il senso della vergogna viene ignorato, si dia ascolto almeno a quello estetico.
Idem per il centro storico. Passate le nove è morto. Ed è quasi meglio, almeno uno non deve aggirarsi tra vecchi scatarranti e palazzi cadenti. Sarà romantico e suggestivo, sì. Per i primi dieci minuti, dopo uno si chiede se è entrato nel nulla cosmico.
Al mare, peggio che mai. Se ci vai per fare il bagno, fatti il segno della croce e rassegnati alle famiglie merendiere e ad accamparti tra i resti dei loro picnic. Dovesse venirti la malsana idea di andare a Portoselvaggio, preparati a un carnaio che riscalda pure l’acqua della sorgente. Se invece ci vai a fare una passeggiata, porta la mascherina protettiva altrimenti invece che l’odore di mare respiri tonnellate di monossido di carbonio delle macchine in coda per trovare parcheggio o semplicemente per fare un giro. Perché il neretino il giro lo fa in macchina, non a piedi.
A conti fatti, far pagare la tassa di soggiorno è un po’ come invitare delle persone a cena a casa mia e fargli trovare la casa lurida e da mangiare un tozzo di pane. Loro magari, mi hanno portato dei regali e hanno rinunciato a fare altre cose, quella sera.
Eppure, sarò io che sono ingenua, capitano, non credo ci vorrebbe molto a rendere tutto più decente. Prendi questa storia del verde. Perché non si danno in adozione le aiuole? Agli anziani, ai disoccupati, agli studenti, a chi vi pare. Il comune magari si limita a fornire delle piantine, dei semi, oppure ognuno fa da sé e ci pianta quel che crede, dalle rose alle zucchine. La città diventa colorata, curata e forse nasce anche un barlume di senso civico, se ci si deve prendere cura di qualcosa che alla fine appartiene a tutti.
Per il resto, non voglio fare la lezioncina a chi magari sa meglio di me come fare, ma non penso non ci siano modi per dare una mano, magari a chi ha ancora voglia di aprire un negozietto di souvenir nel centro storico, o un piccolo ristorante, o una bottega della cartapesta e non lo fa perché vede la morte intorno.
Anche al mare, perché non fare davvero delle navette e obbligare le persone a lasciare la macchina fuori dalle marine? Almeno se uno vuole fare un giretto non deve stressarsi due ore a cercare parcheggi improbabili o a respirare schifezze.
Portoselvaggio, invece, lì sì sarei per la più drastica delle soluzioni: ingressi limitati. Penso che ne sarebbe felice pure chi va con l’idea della natura incontaminata. Proprio incontaminata non sarà, ma almeno è bello starci senza annegare in una macelleria umana.
Che dici, capitano? Ho messo troppa carne al fuoco? È che a me mi rode proprio, devo dirti la verità. Mi sento in imbarazzo, quando penso a queste cose, come se davvero invitassi gente in casa e tutto fosse sporco e cadente. A meno che, viste le lamentele degli scorsi anni, il piano non sia proprio quello di scoraggiare tutti i turisti e convincerli a non mettere più piede qui. Perché se è quello, credo che stia funzionando benissimo.















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