NARDO' - L'occhio straordinario del nostro opinionista principe, coglie un omaggio al grande giornalista di Nardò, recentemente scomparso. Ma più che un ricordo si tratta di un passaggio del film di Neri Marcorè che appare come centrale nel suo racconto per immagini.
Caro direttore, Mario Nanni nel film di Neri Marcorè, in prima serata.
Mario Nanni, a distanza di pochi mesi dalla sua morte, è ricomparso in prima serata su Rai1 in una scena del film “Zamora” di Neri Marcorè.
Un Mario giovanissimo, che ci ha fatti ritornare indietro di cinquant'anni, a quando partecipò alla trasmissione di Rischiatutto, diretta da Mike Bongiorno. Un tuffo nel passato, con le famiglie riunite ed intente ad assistere al primo quiz nazionale. Del resto il film di Marcorè è una rivisitazione prodigiosa di quegli anni, del boom economico italiano. Una pellicola, più che ambientata, sembra girata in quegli anni.
In breve il film, davvero molto bello.
Siamo nella Milano del 1964. Walter Vismara è un contabile che vive di numeri e certezze. Il suo capo, il Cavalier Tosetto, ha una fede nel calcio. Ogni dipendente, della sua azienda, deve giocare nella partita di calcio dell’azienda. Walter, che non ha mai toccato un pallone, sceglie il ruolo di portiere. Sarà un disastro. Le sue papere spettacolari gli valgono il soprannome sarcastico di "Zamora". Per non perdere la faccia e conquistare la bella segretaria Ada, Walter decide di prendere lezioni private di calcio da un ex campione caduto in disgrazia, Giorgio Cavazzoni (Neri Marcorè).
E poi l’incantevole musica romantica, di un’epoca che parlava al cuore di un’intera generazione, a differenza della musica di oggi che comunica appena dentro alla cameretta in cui si rifugiano i nostri figli», come dice affettuosamente Marcorè.
Un film, mi ha confessato lo stesso Luigi Nanni, fratello di Mario, “delicato”. E aggiunge, “la cosa incredibile è il fatto che nella trama sia stata scelta casualmente quella puntata di Rischiatutto dove c’era Mario”.
La partecipazione di Mario a Rischiatutto del 1970, per la nostra cittadina, fu un evento di grande impatto. Mario sbagliò la domanda finale ( come lui stesso ritenne sempre impossibile, dovendo ricordare ben 7 firmatari di un accordo commerciale tra Stati). Mi ricorda, sempre Luigi, come Mike Bongiorno presentò Mario ai telespettatori:
“Signori telespettatori, stasera c’è un ragazzo eccezionale proveniente dal Sud che può far saltare il banco”,.
Quella sera tutta Nardò stava dinanzi alla Tv. Altri tempi, ma anche il costume composto e garbato di quella società. Mario per quella partecipazione ebbe una popolarità incredibile.
In quell’occasione, comunque, per premio di consolazione, vinse 10 gettoni d’oro.
Film come quello di Neri Marcorè ci ricorda come gli italiani erano diversi, e come in quel periodo nella società c’era un clima culturale da cui potremmo prendere spunto ancora oggi.
In breve rammento questo,
Mario Nanni a poco più di 17 anni vinceva il concorso per insegnare alle elementari, nonostante si fosse poi laureato in Storia e Filosofia All'Università di Lecce col massimo dei voti. In quel periodo assistente del Prof. Trione. La vera ragione per cui continuò a insegnare per 4-5 anni alle Scuole Elementari ( Nardò, Taurisano) pur avendo l’abilitazione in Storia e Filosofia per le Scuole Superiori era dovuto alla sua volontà di fare il giornalista.
Non appena lo conobbe e lo mise alla prova, lo storico direttore dell’ANSA Sergio Lepri ( con cui mantenne un’amicizia fraterna) lo volle all'importante Agenzia giornalistica ( la quarta al mondo), scalando posizioni sino a diventare Caporedattore Centrale dei Servizi al Parlamento. Fu eletto da deputati e senatori “il più affidabile giornalista italiano”.
Venerdì 23 gennaio a Roma, presso la Stampa Estera, Mario riceverà “alla memoria” il Premio Giornalistico” Stampa d’Eccellenza 2.0 e Luigi ritirerà il premio.
Ricordo i libri che ha scritto, l’ultimo “Il caso Becciu”, sul cardinale accusato di peculato. Libro, quasi un “giallo” che sta avendo ancora diffusione poiché è imminente la sentenza del processo d’appello.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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