Caro direttore, un dolore immenso, lancinante per quegli Alberi sradicati!
Anche i cipressi, secolari, di via XX Settembre, dopo la Scuola, sono stati abbattuti. E quel che è peggio, sono stati sradicati di mattina presto, prima che il presidio, annunciato dai cittadini, “contro l’abbattimento della scuola media e degli alberi”, giungesse sul posto.
Come scrive Stefania Ronzino, “una giornata orribile. Violenza. Tanta violenza. Negli occhi di tutti una Tortorella che nel tornare tra le chiome si trova di fronte la motosega. Un urlo straziante ci ha ferito le orecchie. Pare che urlino così quando devono difendere il nido. Ma siamo degni di calpestare questa terra?”.
Siamo di fronte all’ennesimo provvedimento odioso, capestro, di questa amministrazione che di certo non è esagero definire un "Flagello di Dio". Com’era chiamato Attila, per indicare il castigo divino inviato sulla terra ad infliggere una punizione per i peccati dei romani, in quel momento storico, ed oggi per il popolo neretino.
Un sindaco, una giunta, e la sua maggioranza, che sta facendo di tutto per deturpare, sfigurare questa città. Chissà se il “primo cittadino” non vuole passare alla storia per essere un sindaco “biofobo”.
Con i cipressi demoliti, si distrugge un altro polmone verde della nostra città.
È la parabola decadente del periodo, tenebroso, storico che stiamo vivendo: l'abbattimento di questi alberi, centenari, possiamo definirla come un atto di distruzione del nostro patrimonio naturalistico, una strage ambientale.
Quei cipressi rappresentavano dei monumenti naturali, la tutela del nostro territorio e dell’ecosistema. Quegli alberi erano lì quando tanti di noi, ragazzini, frequentavamo la scuola. Ci riparavano dalla calura estiva, davano ossigeno, e grazie alle loro enormi chiome, assorbivano una quantità elevata di anidride carbonica. Producevano ossigeno, contribuendo, in modo significativo, a mitigare l'effetto serra.
Vorrei dire una sola cosa al consigliere Alberto Gatto, che è anche un avvocato.
Lei scrive che,
“salvare gli alberi, e la scuola, non potevano certo essere i sit-in (dis)organizzati o le letterine di protesta spedite da associazioni rappresentative di interessi collettivi che avrebbero potuto trovare maggior tutela nelle aule di Tribunale con ricorsi e sospensive, accessibili per le associazioni…”.
Il Comitato in difesa della scuola, e degli alberi, di manifestazioni di protesta, lettere, ed istanze per essere convocati, un ricorso in autotutela al ministero, e una interpellanza parlamentare, ne ha fatti almeno dieci. Fare una controperizia non si poteva, perché non avevano accesso agli atti. Come del resto la richiesta di un sopralluogo con un tecnico di fiducia, in contraddittorio, non è stato concesso.
Devo ricordare al consigliere Gatto, forse con altri sindaci “dal volto umano”, e dunque con ben altre sensibilità si sarebbe potuto ragionare?
E poi, proprio ieri alcuni cittadini hanno inviato diffide a raffica, perché c'è una legge che impedisce il taglio degli alberi in primavera, per la nidificazione!
A questo punto, con rispetto, voglio rivolgere una domanda al consigliere, perché il ricorso non l’ha fatto lei, e lo aspettava da altri?
Spero solo che nelle orecchie, e nella mente, degli amministratori di questa città rimanga l’urlo straziante di quella Tortorella che stava tornando tra le chiome, e si è trovata di fronte la motosega. Il ricordo di quella tortorella, che voleva difendere il nido dei suoi piccoli, deve perseguitarvi!
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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