NARDO' - Appuntamento con la scrittrice domani al Chiostro dei Carmelitani (ore 10).
Lia Levi racconta la Shoah attraverso la presentazione di due suoi libri, Una bambina e basta e Il braccialetto, domani, martedì 14 febbraio alle ore 10 presso la sala conferenze del Chiostro dei Carmelitani. Si tratta di un incontro destinato agli studenti del liceo “Galilei” e degli istituti “Vanoni” e “Moccia”, organizzato dal Presidio del Libro di Nardò in collaborazione con l’amministrazione comunale nell’ambito del “mese della memoria”, appuntamento che da anni intende sensibilizzare ai temi della persecuzione e del genocidio attraverso la lettura.
Lia Levi è una scrittrice e giornalista di origine ebraica che ha vissuto sulla propria pelle la seconda guerra mondiale e gli anni della persecuzione razziale, riuscendosi a salvare dalle deportazioni all’età di dodici anni nascondendosi in un collegio di suore a Roma, dove vive. Ha diretto per trent’anni il mensile ebraico Shalom ed è autrice sia di romanzi per adulti che per ragazzi, tra i quali il bellissimo Una bambina e basta (premio Elsa Morante “opera prima”) del 1994, diventato un classico nelle scuole italiane. Si tratta di uno dei primissimi e più struggenti racconti autobiografici sulla Shoah in Italia, in particolare sul problema dell’impatto traumatico che le persecuzioni ebbero sui bambini ebrei, anche tra coloro che non furono deportati nei campi di sterminio, ma costretti a lasciare le loro case e a vivere nascosti nella paura, spesso separati dai propri genitori.
L’altro romanzo che la Levi presenterà a Nardò domani, Il braccialetto, è del 2014 ed è il racconto dei sentimenti e delle paure di un adolescente, appena quindicenne, nell’estate del 1943, a Roma, tra la caduta del fascismo e il 16 ottobre, quando avvenne la razzia di oltre mille cittadini ebrei dal quartiere ebraico e in tutta la città. Lia Levi con grande abilità narrativa riesce ad inserire le vicende private, le storie familiari, le angosce, i segreti intimi di una normale famiglia, all’interno del più grande dramma della storia del Novecento, mescolando con grande sensibilità fatti personali e storia collettiva.
















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