NARDO' - Un autorevole membro della Consulta della Cultura ci scrive a proposito dell'ultima, ponderosa, fatica dello storico.
Chi ha avuto l'opportunità di leggere il nuovo libro di Mario Mennonna, Nardò e Gallipoli. Storia delle diocesi in oltre seicento anni (1387-2013), a cura dello stesso autore e del prof. Cosimo Rizzo, con presentazione del vescovo Fernando Filograna, edito nel 2014 da Congedo, si trova dinanzi ad una proposta storica di grande spessore scientifico e, nelle sue oltre 500 pagine, ad un'opera ricca di dati finora non noti, di documentazione in prevalenza inedita, e di bibliografia.
Rappresenta un quadro generale, critico e documentato, sulle due diocesi lungo il loro percorso (significativa a tal proposito la copertina con le immagini delle due chiese cattedrali) e, dal 1986, sulla diocesi unificata di Nardò-Gallipoli.
Nella storia della diocesi di Nardò si fissa la data della sua origine nel 1387, cioè un quindicennio prima del 1413, cui abitualmente si è fatto riferimento e si continua a farlo.
Come per questa diocesi, così per quella di Gallipoli, sorta molto anteriormente sin dal VI secolo, ampi sono i riferimenti agli studi pregressi e molte sono le nuove annotazioni, tutte rivenienti da fonti archivistiche, presenti nell'Archivio Segreto Vaticano, nei due Archivi diocesani e nell'Archivio di Stato di Lecce, nonché in alcuni Archivi parrocchiali.
L'impostazione data dai due curatori allarga l'orizzonte, puntando a costruire un'impalcatura narrativa non esclusivamente riservata ai vescovi, bensì riferita anche al clero secolare e regolare, maschile e femminile, all'associazionismo ecclesiale (dall'Azione Cattolica alle Confraternite), ai protagonisti laici e civili, e privilegiando, altresì, non la descrizione dei manufatti (chiese, conventi, ecc.), ma l'analisi dell'evento storico per poter compiere la storia di uomini e non di cose.
La panoramica sulle diocesi e sulla successiva unica diocesi si completa con i profili storici di ogni Comune (anche frazioni di rilievo, tra cui quelle appartenute alla diocesi di Nardò) facente parte dei territori diocesani.
Questi hanno visto la collaborazione di studiosi locali, il cui apporto, come affermano i curatori, è stato «grande e valido».
Le ricche e articolate Appendici, tra cui campeggia quella dedicata ai documenti, come quello del 1387 attestante la trasformazione dell'abbazia di S. Maria de Nerito in cattedrale, cioè l'istituzione della diocesi, che di pari passo si mosse l'elevazione della «villa» di Nardò in «città» vescovile, fanno spaziare la conoscenza fino alla prima metà del sec. XV per Nardò e fino al sec. XVII per Gallipoli (nel corrispondente archivio, al momento, non vi è documentazione pregressa).
Conclude il volume l'iconografia a colore dei vescovi e dei loro stemmi, che rende ancor più pregevole la pubblicazione, nella degna tradizione dell'Edizioni di Congedo.
Una pubblicazione da studiare e da tenere a portata di mano per ogni eventuale consultazione per conoscere fasi, aspetti e nominativi della storia diocesana sia di Nardò che di Gallipoli.
Significativa anche la scelta del coinvolgimento dei Comuni (uno solo non ha risposto) con i rispettivi Patrocinii, che si aggiungono a quelli della Diocesi di Nardò-Gallipoli, della Società di Storia Patria per la Puglia-sez. di Nardò e dell'Accademia del Lauro di Nardò.
In questa operazione storica assumono importanza sia il fatto che il presente volume è il primo di una trilogia, di cui il secondo (raccolta di saggi di diversi studiosi su vari eventi diocesani) sarà in stampa per il prossimo anno; sia la considerazione dei curatori, che, nella loro deontologia di storici, hanno sottolineato nell'Introduzione.
In questa riportano che «trattandosi di vasta indagine, che ha coperto sul piano territoriale e temporale tutta la diocesi, nelle sue variegate espressioni, senz'altro emergeranno lacunosità e imprecisioni. Di certo, però, possiamo affermare che la nostra serietà professionale, nella visione scientifica della trattazione storica, è stata messa a frutto, offrendo una panoramica ragionata, su cui svolgere necessaria ulteriore opera di approfondimenti, ampliamenti e riflessioni, nel rispetto, però degli studi e degli studiosi che da anni si cimentano negli studi storici e, per il presente particolare settore, nella storia religiosa».
Con il valore storico dell'opera può coniugarsi quanto riporta il vescovo Fernando: «Sono pagine ricche di emozione e spiritualità, che tracciano il cammino compiuto a servizio di Cristo, nelle singole comunità parrocchiali sotto la guida dei Vescovi; esprimono il cammino della Chiesa locale, fedele alla tradizione che la lega e la congiunge nella continuità a Cristo, alla Chiesa della prima ora e a tutti i credenti che nei secoli hanno ereditato e trasmesso la stessa tradizione e memoria».
Si rimane in attesa della presentazione, da cui potranno emergere ulteriori riflessioni e un'analisi critica più organica.
Enrico Carmine Ciarfera
















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