NARDO' - Percezione della città, out!
Qualunque testo d’accademia che approcci la psicologia sull’argomento della relazione con il proprio luogo, può tranquillamente spiegare quanto la percezione della realtà influisca sulla disponibilità dell’individuo a cambiare. E’ da tempo che insisto e continuerò a farlo. A percezioni errate corrispondono maniere deformate di analizzare con chiarezza la situazione presente per migliorarla.
E, se la percezione è direttamente collegata all’apprendimento (rapporto biunivoco), allora stiamo freschi con questo modo di gestire la città. Il modo di approcciare il nostro mondo è qualche cosa che ‘qualifica’ il nostro apprendimento (educazione alla bellezza) e ciò che fa parte dell’apprendimento, influenza (accorda, proprio come uno strumento musicale) le nostre percezioni al mondo circostante. Ma allora, di cosa dovremmo avere rispetto e di cosa dovrebbero avere rispetto coloro che amministrano una città?
Si parte dal processo di selezione che è strettamente personale e, come ho spiegato altre volte, dipende dalla nostra attenzione, dal grado di sensibilità e dalle esperienze già fatte in altre situazioni, simili a quella che stiamo vivendo. In poche parole, dai tanti stimoli che arrivano dell’esterno noi recuperiamo quelli che occorrono, in quel momento, alla nostra esperienza come risposta alla domanda di migliore soluzione per la migliore qualità di vita. Noi, quindi, scegliamo continuamente per vivere o per sopravvivere.
Passiamo, come sempre all’esempio pratico.
Quando e quanto è inficiata la nostra percezione della città? Chi pretende che si debba subire l’incuria e l’indifferenza verso la cosa pubblica? A chi rivolgerci quando dobbiamo ripristinare il necessario bene comune e poi ci si trova di fronte alla conferma di questo devastante stato di fatto? (Immagini allegate). A queste domande, qualunque cittadino consapevole che abbia minimamente sbirciato oltre il confine delle città ‘mature’ (cioè quelle che guadagnano notevole danaro e che perciò sanno mantenere il decoro e la qualità degli interventi in zone vincolate come i centri storici), saprebbe indicare con la matita rossa gli errori anzi gli obbrobri che invece noi vediamo ogni giorno. Se le generazioni si evolvono e la città rimane sempre la stessa, è chiaro che aumenta il carico di responsabilità amministrativa e gestionale. O no?
Esiste perciò l’Osservatorio sulla città di Nardò che sta moltiplicando i suoi appassionati lettori e che sosterrà e continuerà con tranquilla consapevolezza a denunciare le omissioni (cioè il mancato svolgimento di un determinato compito per cui era d'obbligo di attivarsi). Eppure lo stupore è grande, basterebbe lanciare i messaggi giusti con obiettivi chiari, invece no! Ecco perchè la domanda è sempre la stessa. QUANTA CITTA’ CI MANCA?
Invece di programmare settimane di incontri e dibattiti a tema sociale presso mediateche, o sale convegni attrezzate, invece di organizzare circuiti turistici che vanno dai preziosissimi particolari architettonici a tesoro degli arredi sacri. Invece di aprire a concorsi di design l’importante Istituto d’Arte per attrarre studenti e nuove materie tecnologiche (installazioni urbane, ripercorrere le strade dell’antiquariato, dell’arredo, della moda ecc…). Invece di programmare escursioni che coinvolgano scuole e dipartimenti universitari internazionali presso le sublimi aree protette di eccezionale interesse naturalistico o archeologico ecco, invece, ancora dove ci troviamo e cosa dobbiamo denunciare:
A - Graffiti che occludono enclavi di notevole valore paesaggistico (se sapute ripristinare secondo le elementari regole ‘normate’ per i centri storici).
B - Con cascate di date, note, documenti, citazioni colte ecc… ci hanno raccontato del valore storico e dell’orgoglio per i nostri simboli. Poi, ti accorgi che il nostro “toro rosso in campo argento su prato verde” altro non è, che una macchia scura incomprensibile e assolutamente da non guardare. Che i lampioni di piazza Salandra ormai arrugginiti si decompongono mutando funzione e diventando contenitori d’erba, nella selva di fili elettrici attorcigliati come liane.
C - Fenomeni di ‘lagunaggio’ (pozzanghere) che secondo la denunciata e sempre più messa in pratica, con molto impegno, “teoria delle finestre rotte”, procede ad annerire ed a filtrare acqua preparando dissesti futuri.
D - Fili e ferraglia ormai non più utile che rimane nel suo stato di oggetto istallato e… che va bene così, da guardare per comprendere il grado di dis/attenzione rivolto verso la parte più preziosa della città.
Da tutto ciò siamo purtroppo rappresentati. Imperdonabile il silenzio senza traccia di linee programmatiche per il futuro.
L’Osservatorio sulla città di Nardò















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