NARDO' - Alle 18 Pierluigi Parisi terrà una conferenza dal titolo “Pensare Facebook” che si svolgerà presso la sede del seminario diocesano di Nardò (Le). Il medico filosofo neretino sarà affiancato dalla presenza di Mino Carafa, ufficiale della polizia postale, il quale relazionerà sui pericoli a cui siamo tutti esposti nell’utilizzo quotidiano di internet. L’incontro è organizzato dalla scuola media primo nucleo di Nardò e dall’associazione Libera.
Pensare Facebook è molto importante oggi per la rilevanza che questo social network ha nella vita quotidiana di gran parte della popolazione, in specie quella giovanile. Pensare Facebook, e quindi non solo usarlo, conoscerlo, adoperarlo, è fondamentale anche per un fine terapeutico: in altre parole la terapia cognitivo comportamentale che si adotta nei reparti psichiatrici con i pazienti dipendenti da internet mira proprio alla messa a fuoco del rapporto che ognuno ha con lo stesso. L’uso, non pensato a sufficienza, ci fa ritrovare gettati in un mondo che può creare dipendenza. La dipendenza da internet è ormai un’entità nosografica chiara ed occorre fare anche della terapia preventiva.
Durante la conferenza terrò bene in mente il problema fondamentale da cui deve partire ogni riflessione di questo tipo: la soggettività umana tra ontologia e fenomenologia. Questo è un problema antichissimo che si pone, nella storia dell’occidente e delle culture medio-orientali, alla base del pensiero. E la mia tentazione sarà proprio quella di iniziare da lontano, forse anche dalla cultura ebraica passando per la greca fino alle istanze della critica letteraria russa del secolo XX. Metterò in luce come “pensare Facebook” sia solo una declinazione del concetto di persona e di soggetto già nati e cresciuti nella storia dell’occidente: si tratta solo di capirne l’attualizzazione e di abitare le spaziature concettuali che fanno di Facebook un fenomeno nuovo di un problema antichissimo, il soggetto.
Facebook è la celebrazione dichiaratamente esplicita della faccia: “Face” è proprio “faccia”. Ma si trascura il “volto” e anche il “viso”. Queste parole non sono esattamente interscambiabili ed ognuna nasconde (e apre) un significato proprio. La faccia è ciò che si pone nella relazione sociale, ciò che si mostra: in italiano ci sono espressioni idiomatiche pertinenti come “perdere la faccia”, “metterci la propria faccia”, “essere sfacciato”, ecc.. ma il soggetto non si riduce solo a faccia, è anche il soggetto che ha un volto e un viso. Il volto non lo si vede mai, per definizione, è sempre volto, non si ri-volge mai, non si sottrae mai alla sua dimensione dell’esser volto. Ciò che si mostra è sempre la faccia. Il viso invece è ciò che si mostra, ma per come è visto, osservato dall’altro che mi guarda.
Il viso e la faccia coincidono, nel loro essere manifesti, ma non coincidono per i loro punti d’osservazione. Il soggetto si sviluppa su un asse trascendentale che tiene insieme volto-faccia-viso: la pensabilità di Facebook è solo un caso particolare di ciò. Sull’asse volto-faccia-viso si può leggere tutta la storia del mondo, è davvero una categoria pura del pensiero, cifra di una capacità sintetica enorme. Si possono fare discorsi politici, economici, antropologici, psicologici, estetici, ecc. Su questo asse di forma simbolica pura del pensare si possono rileggere i contenuti della nostra cultura in modo più fecondo.















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