NARDO'/TERRE EMERSE - Se volessimo pensare, per un attimo, ad un probabile e sempre più possibile salto, nella direzione di una maggiore consapevolezza della potenzialità culturale del nostro territorio, l’argomento dovrebbe concretizzarsi e divenire finalmente una direttiva amministrativa precisa e chiara.
Prima, naturalmente converrebbe che si risolvessero quelle “baruffe” gestionali del passato per riacquistare condivisione, quindi capacità, autorevolezza e progettualità. Va affrontata, in effetti, una delicata nuova realtà con complessi sistemi di condivisione, investendo il paesaggio (naturale e umano) di nuove visioni che impegnino e adottino un alternativo modo di ‘abitare' Nardò e tutta la città-Salento.
Pensate un po’, in certe particolari condizioni, per esempio, potremmo ritornare ad usare antiche soluzioni costruttive, di raccolta delle acque con cisterne private o con l’individuazione di zone per il compost domestico (umido), oppure, collaborando e condividendo lo stesso territorio, potremmo coinvolgere fiscalmente gli stessi centri commerciali proponendogli il ritiro e quindi il conferimento (raccolta differenziata) dei prodotti che distribuiscono. Indirizzarli quindi verso la costruzione di eco-centri, interni alla recinzione del loro fabbricato per cui potrebbero unire, la distribuzione di prodotti al recupero di materiali diversi, senza impattare asfaltando altri territori, come avvertii tempo fa nell’articolo pubblicato in rete:
http://www.contabilitaambientale.it/news-ambiente/ecocentri-commerciali.asp
E' arrivato, dunque, il tempo delle responsabilità e c’è chi aveva già parlato di soluzioni, prima che si arrivasse palesemente (premeditatamente!?) alla solita fase d’emergenza dove, mancando la chiarezza delle regole per organizzare nuovi sistemi di soluzioni, si scavalcano le norme sempre e costantemente “in deroga a…”.
Facile riconoscere, in questo ‘modus vivendi’, la conferma di una carente solidità politica, una dispersione di valori condivisi e lo scollegamento dalla città che è costretta a credere maggiormente, in ‘salutari’ comitati di riferimento, per evitare l’attuazione d’ineguagliabili future catastrofi per il territorio.
Eppure l’ho sempre detto: “Occorrerebbe solo sapere ascoltare… la città” (nell’accezione di comprendere il suo momento storico con le sue componenti costituenti: sviluppi sociali, culturali, economici, tecnologici ecc…).
Vedete, sembra strano, ma secondo me, la questione ruota tutta intorno alla definizione di bellezza, che però è sempre più, ‘mal interpretata’.
Per esempio, si dovrebbe sapere che la ‘bellezza’ (di un territorio), per chi, da osservatore approccia l’argomento, è anche definita dalla serie di riferimenti casuali e di soste volontarie, in cui, in un tempo tutto “nostro”, riusciamo a porre delle domande e ad ascoltare le risposte dell’oggetto in questione sia esso natura, monumento, strada, piazza, ma anche ‘ascoltare’ e così ‘riqualificare’ il tempo della contemplazione e dell’elaborazione di esperienze riposto nell’oggetto, dell’oggetto, per l’oggetto stesso.
La risposta è unica, la percezione dell'individuo va' difesa perché ha a che fare con la propria scelta, con la propria libertà di vita e la crescita del suo intelletto. Per esempio, essendo un popolo mediterraneo, abbiamo la caratteristica costruttiva delle terrazze piane. Questo particolare ci identifica e, se compreso intellettualmente, potrebbe differenziarci per la qualità delle soluzioni da proporre. Potremmo quindi utilizzare un’appropriata tecnologia per sviluppare altri tipi di recupero di energie integrative/alternative. Vero è che la cultura e la ricerca della bellezza, si basano su delle regole ben precise. Si può imparare dal solo “vedere con il vedere”, perché vedere, è certo, saper ascoltare. E allora cosa fa un’amministrazione colta che vuole porsi in ‘risonanza’ con i suoi cittadini?
Realizza dei percorsi ‘percettivi’ liberi e individuali funzionanti proprio come opzioni per viaggi paesaggistici singolari e unici, ma sviluppati, come direbbe Umberto Eco, in una grande “opera aperta” (come ho sempre pensato per Nardò). Mille possibili interpretazioni a disposizione dell’ascoltatore, questa è la libertà che genera lo stato psicologico utile a comprendere la bellezza dei luoghi. Già ho parlato dell’enorme concetto generato dalla personalità illuminata e dai numerosi studi di Carlo Ludovico Ragghianti. Poi, per supportare o scandagliare queste osservazioni, ci si può riferire ai testi di Cesare De Sessa (Capire lo spazio architettonico - Studi di ermeneutica spaziale), Rudolf Arnheim (Arte e percezione visiva), Fernando Boero (Ecologia della bellezza), Paul Virilio (L’arte dell’accecamento), Alain de Botton (Architettura e felicità), Lucio Marcato e Marco Sambin (Percezione e architettura), Rudolf Arnheim (Entropia e Arte), Ernst Gombrich (Arte percezione e realtà).
Il percorso che dovrà seguire Nardò, sarà indicativo di un nuovo modo di intendere l’ambiente che unirà indissolubilmente, alla visione della trasformazione del territorio, una colta ripresa a favore delle nuove generazioni che svilupperanno soluzioni sempre meno impattanti e aumenteranno alternative potenzialità, altamente e tecnologicamente sofisticate. A noi tocca, dunque, definirne le premesse. L’importante e tener conto di una cosa:
“più passa il tempo e meno godremo dei possibili sviluppi futuri di questa bellissima e possibilissima città ‘aperta’. Intorno a noi, per ora, solo macerie, sia percettive sia fisiche”.
Nardò, merita altro.
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)















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