NARDO' - Il fatto: la Curia neretina è entrata nel processo su presunti abusi sessuali di un suo parroco quale responsabile civile ma la Chiesa continua nel suo cammino. In gioco c’è la dignità delle persone, l’impegno e la dedizione di una grande comunità.
Di Luigi NANNI
Che storia. Da meritare tutta la cautela possibile, ma anche una storia di relazioni e possibile conflitto. Inedita. Tanto è lo stordimento che ci proviene da questa vicenda, da essere tentati di non collocarla con precisione geografica (succede nello Stivale italico), né facendo nomi e precisi riferimenti (indistintamente: un sacerdote, una Curia, un giovane marocchino, il suo avvocato), né incuriositi dei possibili sviluppi. Che, però, ci saranno.
E’ la vicenda che riguarda la Chiesa, certo qualche isolatissima propaggine, chiamata a rispondere di comportamenti non leciti da parte di qualche suo componente. Parliamo di vicende che attengono alla sfera sessuale. In ogni caso, si fosse in presenza di violenza (sempre, tutto da accertare), da parte della Chiesa non c’è nessun intento di nascondere o sottovalutare.
Negli ultimi tempi il magistero del Papa Benedetto XVI è pienamente impegnato a far luce su vicende che hanno offuscata la sua Chiesa. In ogni parte del mondo.
La richiesta di perdono è stato il conseguente atto di redenzione. Il buon inizio, il viatico necessario per l’affermazione della pratica cristiana. Tradotta a Nardò, la singola vicenda di un adulto (non importa se italiano o straniero) che si rivolge al giudice, dichiarando di aver subito violenza sessuale da parte di un sacerdote e il giudice (certo, dopo accurata indagine) che potrebbe accertarne la responsabilità, assegnando poi i ventimila euro richiesti dall’avvocato, incolpando la Curia, farebbe scattare conseguenze a catena.
La colpa grave o il raggiro, la dignità delle persone e la loro vita futura. Lo smacco. La realtà di una grande Diocesi e dei suoi fedeli sacerdoti. L’impegno e la dedizione. La supplenza nel sociale, Questo hanno sempre fatto gli uomini di Chiesa. Ma c’è un aspetto che va preso in considerazione. Singolare e anch’esso tutto da accertare. Realtà o verosimiglianza che sia, sempre si aggirerebbe qualcuno (la voce) intento a voler sfruttare la situazione. Che cosa cambia se si raggira un pensionato o si truffa la Chiesa?
E’ sempre una bruttissima cosa. Se non fosse blasfemo, un altro esempio lo potremmo fare col falso incidente stradale. La truffa ai danni delle assicurazioni o dell’Inps. Di qui (ma detto in forma molto sommessa) il “pericolo” che qualcuno ci prenda gusto. A raggirare, a infangare, a gettare la Chiesa in una condizione di disagio. Esposta ai venti della maldicenza. Disturbata nella sua azione di carità cristiana.
Pertanto, bene, benissimo ha fatto la Curia (di Nardò) alla notizia di reato, a non reagire ed essere prudente. Non certo nell’esercizio della sua missione, quanto (ancora l’inedito!) a stare un po’ attenti alle situazioni. Che, per tante altre istituzioni, vorrebbe dire chiudere la baracca e andare altrove.
Ma non per la Chiesa. Smettere di fare quello che sino a quel momento aveva sempre assicurato.
Una mensa per tante persone, l’aiuto a una famiglia in difficoltà, l’attenzione a un ragazzo che ha abbandonato la scuola. Un pensiero che la Curia nemmeno si pone, Non si tratta qui di richiamare l’episodio evangelico, di porgere l’altra guancia, di amare i propri nemici, cosa indubbiamente non facile.
Quello che intendeva Gesù non era quello di farsi piccoli e accettare supinamente le provocazioni, quanto l’offrire a coloro che ci offendono l’altra parte (guancia) della nostra ricchezza interiore.
Che significa: nessun disturbo fermerà la nostra missione.
E, pertanto, si guarda avanti. Compreso il riconoscimento dei propri limiti, ma anche la forza di guardare in faccia la realtà. Che cosa mai potrà essere la miseria umana di voler sfruttare la situazione? Perché, poi (non c’è motivo per non farlo), non manca mai il tempo per riconoscere i propri errori.
Se c’è da correggere si correggerà, se c’è da chiedere perdono lo si farà. A confermare un cammino. Senza esaltazioni e intriso di duro lavoro.
La volta, poi, che la Chiesa, la Curia (di Nardò) sarà chiamata in causa (sarà chiamata?) saprà come rispondere. Come ha sempre fatto. Cristianamente, porgendo l’altra guancia.















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