NARDO'/TERRE EMERSE - Non volercene, cara Renata, se noi, invece di squilli di tromba, ti dedichiamo rintocchi di campane.
Ogni rintocco è una parola, è un rigo, è un’immagine, è un ricordo, che raccogliamo dai muri e dal pavimento della nostra casa; dallo scintillio del camino; dai sorrisi del tuo volto e dal gioco e dai conviviali incontri e dal discorrere serio e faceto degli amici; dai nostri cuori e dalla tua esuberante giovialità, autentica e sincera.
E le pagine scorrono, perché ogni anno possiamo ripercorrerle sin dalla prima parola all’ultima immagine: sempre nuova e sempre intimamente dolce.
Anche quelle delle delusioni, delle amarezze, delle incomprensioni, della accese discussioni politico-amministrative protese -pur da più punti e diversi: dal democristiano al repubblicano e dal socialista al comunista- verso un progetto per Nardò, quella Nardò che tu avevi riacquistato, rientrando, e che tu stavi conquistando con la tua capacità di essere donna impegnata di qualità.
Sei ancora tutta integra e sei ancora tutta intera nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Quando ti hanno a noi rapita, in quella notte di fine marzo e quando, alle primissime ore dell’alba del successivo giorno, ci hanno chiamati per parlare di te agli inquirenti e, dopo qualche ora, a trasmettere di te da Radio Nardò Uno, di cui eri assidua collaboratrice… e quando noi tuoi amici, stretti l’uno accanto all’altro, con la nostra volontà abbiamo cercato di inseguirti per strapparti al freddo della morte e alla malvagità degli uomini… e quando ancora ti abbiamo consegnata a Dio, nostro Padre, allora si è frantumato il nostro sogno per Nardò.
Forse sarebbe potuto essere così per la sventura di ognuno di noi, ma, di certo, tu eri collante del gruppo e, quando per il tuo carattere schietto e ribelle sembravi essere tu a scollare, con un tuo gesto, una tua parola, una tua lacrima, un tuo atto riuscivi a ricomporre e a farci ripartire.
Donna impegnata, madre esemplare, moglie attenta, amica sincera, sognatrice determinata di una Nardò diversa, militante vivace e coerente nella concretezza del fare.
Per malvagità di uomini della politica, che, a volte, al pari di uomini d’invidia e di morbosa ambizione, mietono morte fisica e morale, sei stata rapita agli affetti più cari e strappata al tuo impegno politico e culturale, fatto di coraggio e di coerenza, di progettualità e di rispetto della dignità altrui, di fragilità umana e di forza di credente, come il mazziniano compianto Pantaleo Ingusci, nella missione che a ciascun cittadino di buona volontà è dalla storia affidata.
Scusaci se non vogliamo darti né seguire gli squilli di tromba, che tentano di proclamarti ciò che altri vogliono che tu sia stata: noi -e siamo certi di incontrare tutti i tuoi e nostri amici- ci pieghiamo in ginocchio al rintocco delle campane, che ti presentano quella che tu sei veramente stata e continui ad essere per noi, viva e sorridente nei nostri cuori, palpitanti della gioia di averti avuta come amica, come cittadina avvinta alle radici di Nardò e come esempio del nostro impegno civico e culturale.
Mario e Chiara Mennonna















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