NARDO' - Cola a picco la produzione di angurie nel comprensorio di Nardò. I primi riscontri parlano di una vera e propria caduta verticale: meno cinquanta per cento nelle ordinazioni di piantine, concimi e teli in plastica. La batosta del 2011, con centinaia di ettari di angurie rimaste a marcire nei campi, ha lasciato in eredità un'economia agricola fragile e devastata.
La Coldiretti lancia l'allarme: “il comparto delle angurie del territorio di Nardò, considerata la paurosa contrazione nell'acquisto di mezzi tecnici, rischia il tracollo. Serviranno interventi urgenti dalla regione Puglia”.
Una brusca frenata nella produzione di angurie si prevedeva da tempo e già nei mesi autunnali si poteva intuire che molti terreni non sarebbero più stati impiegati nella coltura del famoso ortaggio. I dati elaborati dalla Coldiretti non lasciano spazio a molte interpretazioni: “Un segnale eloquente della drammaticità della situazione emerge dall'analisi che Coldiretti ha realizzato in merito all'acquisto di mezzi tecnici (piantine, concimi, fitofarmaci, impianti di irrigazione, attrezzature) che presentato, ad oggi, una riduzione sostanziale pari al 50 per cento, creando seri problemi anche all'indotto”.
L'organizzazione sindacale agricolo affronta inoltre la questione economica delle aziende salentine: “Difficile la situazione finanziaria della maggior parte delle imprese che hanno dovuto abbandonare in campo, la scorsa estate, tonnellate di angurie. Molte le richieste di rinnovo delle obbligazioni - fidi bancari, prestiti - per far fronte sia alle esigenze della nuova campagna che normalmente prevede la semina nel mese di marzo ma che quest'anno ha avuto una vistosa battuta d'arresto, sia per la realizzazione di coltivazioni alternative che diano maggiori prospettive di reddito”.
“Coldiretti nei mesi scorsi, a fronte di una indisponibilità dell'Unione europea a riconoscere anche per le angurie i danni provocati dalla psicosi dei casi di escherichiacoli negli ortaggi - commenta il direttore di Coldiretti Lecce, Benedetto De Serio - aveva proposto alla Regione di intervenire proprio sulle difficoltà finanziarie degli imprenditori agricoli con interventi tesi a garantire l'utilizzo di un meccanismo comunitario denominato “de minimis”, in grado di mettere le imprese nella condizione di onorare le proprie obbligazioni, ossia prestiti e cambiali agrarie. Nei giorni scorsi abbiamo invitato l'assessore regionale Dario Stefano a procedere in tal senso per evitare il tracollo di un settore fondamentale per l'economia di quel comprensorio. Serve un intervento urgente per evitare che la contrazione della produzione di angurie abbia poi ripercussioni pesanti su tutto il sistema economico salentino”.
Un ulteriore nodo verrà molto presto al pettine: i lavoratori stagionali. I primi extracomunitari sono già arrivati nel territorio di Nardò e trovano alloggio in vecchi ruderi di campagna, soprattutto tra Nardò e Copertino. La mancanza di lavoro, legata alla mancata coltivazione di angurie e altre colture, potrebbe diventare un serio problema per centinaia di lavoratori che ogni anno raggiungono Nardò per lavorare nei campi.
SCHEDA
Quattrocento ettari in meno. A tanto ammonterebbe, il calo di produzione della angurie nel territorio di Nardò. Molti imprenditori agricoli, infatti, hanno gettato la spugna dopo la nefasta annata del 2011. I costi per affrontare una nuova stagione sono proibitivi per tanti. Un ettaro di angurie prevede un impegno economico tra i 5 e i 6mila euro. Le piantine costano in media ottanta o novanta centesimi l'una. E per ogni ettaro ne occorrono circa duemila. A questi numeri bisogna aggiungere il costo della plastica che sfiora i due euro al chilo e le bobine di impianti goccia a goccia che costano cento euro ogni due chilometri.
Le piante messe a dimora hanno poi bisogno di irrigazioni costanti, concimazioni periodiche, trattamenti fitosanitari e lavorazioni da parte di operai. In pratica ulteriori costi costituiti da energia elettrica, gasolio e prodotti chimici. Il ciclo produttivo si conclude poi con la raccolta, le prime fasi di lavorazione e il trasporto finale. Cifre che hanno annientanto la categoria dei piccoli e medi produttori dallo scenario agricolo. Le aziende che superavano con facilità i cinquanta ettari hanno dimezzato le superfici diversificando, dove possibile, le colture. I due “big player” presenti sul territorio neritino, invece, hanno confermato le loro gigantesche estensioni di terreni coltivati ad angurie (circa trecento ettari a testa) e in alcuni casi hanno “inglobato” i produttori rimasti invischiati in brutte acque dopo il 2011.
Andrea Zacà















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