NARDÒ – A vivere in questo paese, la sensazione che ne ricavi, il più delle volte, è che l’idea dell’anarchia sia stata perfettamente realizzata, ma nel peggiore dei modi possibili.
Io apprezzo che si cominci – lentissimamente, certo – a ragionare, lavorare, metterci delle toppe qua e là, sia che si tratti d’asfalto che di malcostumi più o meno diffusi, ma perché invece di procedere in maniera random non si parte da quello che già c’è?
Andando spesso in giro a piedi o in bicicletta, ho la possibilità, grazie alla lentezza dei miei mezzi di trasporto, di riuscire a notare quelle cose che ad andare in giro in macchina sfuggono.
Da tempo osservo questi cartelli che si trovano all’ingresso di via Papalisi, dal lato di via Roma. Uno, e va bene, è un cartello di divieto d’accesso. L’altro, lo potete leggere da voi, dice che è una zona a traffico limitato. Però, scusate se poi son tonta io, non dovrebbe essercene uno uguale anche all’ingresso della zona? O è a traffico limitato se ci passo contromano e zona perfettamente transitabile se ci arrivo dall’altro?
E se la zona era a traffico limitato prima che la chiusura di via Lata costringesse a deviare le macchine per la via in questione, il cartello che ci sta a fare ancora lì? È in suffragio del tempo che fu?
Stesso discorso per i divieti di sosta e fermata che ci sono sulla stessa strada. Tutti rivolti in direzione contraria al senso di marcia. Allora, si può parcheggiare o no?
Possibile che quando si fa un cambiamento non lo si faccia in maniera completa e scrupolosa?
E poi, a volerla proprio dire tutta, visto il motivo per cui via Lata è stata chiusa al traffico, non sarebbe stato più saggio e previdente mantenere inalterata quella zona a traffico limitato, approfittandone anzi per estenderla anche ad altre aree del centro storico? Perché, se guardiamo adesso come son messe le strade sottoposte a questo forzato e pesantissimo traffico, non ci sarebbe da meravigliarsi se qualche edificio iniziasse a dar segni di instabilità. Sono strade del centro storico, santo cielo, non tangenziali! Se si va avanti così, su cosa si vuol far pagare la tassa di soggiorno? Sulla Nardò sparita?
È pur vero che bisogna dare una via d’uscita a chi è arrivato fin lì magari entrando da piazza della Repubblica, ma alla fine, è proprio così indispensabile tagliare per la parte antica? Non sarebbe – chissà – ora di ripensare il traffico cittadino? Provare magari ad istituire il senso unico di marcia sulla circonvallazione, recuperando così spazi per parcheggiare e anche qualche metro di pista ciclabile?
Non sono un’urbanista e posso dare solo la mia piccola idea di cittadina, pedone e ciclista, ma non credo che al comune manchino le professionalità per stilare un piano traffico meglio congegnato che renda questa città più vivibile ed ordinata. Né mi risulta che la polizia municipale non percepisca lo stipendio.
Quando ero ragazzina (e non parlo di secoli fa), i vigili di Nardò erano famosi in tutta la provincia per l’inflessibilità con cui facevano applicare la legge, possibile che adesso si sia arrivati ad un tale livello di barbarie per cui si vedono parcheggi che son capolavori di creatività (e cretinità, passatemi il neologismo), idioti che scorazzano a velocità inaudita col telefonino saldato all’orecchio, forse impegnati a dire alla mamma che le polpette per pranzo vanno benissimo, senza che un solo agente intervenga?
Ed è possibile che si sia arrivati ad un tale livello di barbarie che capita pure l’agente non intervenga perché se fa la multa ad un imbecille, il giorno dopo gli bruciano la macchina?
Tanto vale, a questo punto, consegnare con una bella cerimonia la città ai prepotenti, ai bulli di quartiere, ai guappetti col cinturone glitterato e rassegnarci una volta per tutte all’idea che Nardò non è un paese civile. D’altra parte, un paese dove si devono mettere le transenne per arginare la folla che si precipita a comprare le scarpe griffate in saldo, di civile deve avere ben poco.















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