TORINO - Com'è finito il processo di primo grado per la morte dell'operaio di Nardò.
QUI LA STORIA
Si è concluso con tre condanne e un'assoluzione il processo per la morte di Vincenzo Romano, 49enne di Nardò noto a Nardò come Massimo, che il 24 marzo 2009 perse la vita soffocato sotto piu' di un metro di terra mentre a Torino lavorava in uno scavo per la rete fognaria profondo cinque metri. L'accusa per i quattro imputati era di omicidio colposo. Assolta per non aver commesso il fatto Antonella Maula', progettista e direttore dei lavori, che aveva gia' risarcito la famiglia della vittima.
Il giudice monocratico Melania Cafiero ha invece condannato a un anno e 8 mesi e tre anni di carcere Patrizia Pinto e Domenico De Luca, rispettivamente datore di lavoro di Romano e titolare di una seconda ditta che operava nel cantiere di corso Unione Sovietica. Per Massimo Folle, responsabile del cantiere, la pena piu' alta: 4 anni di reclusione, condanna piu' dura di quella proposta dal pubblico ministero, Sabrina Noce, che aveva chiesto tre anni e 6 mesi di carcere.















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