NARDO' - Bloccati nella notte 39 clandestini di origine asiatica sbarcati tra Torre Uluzzo e Porto Selvaggio in contrada Abate Filippo, contrada Cucchiara e a Santa Maria al Bagno. Fermati dalle forze dell'ordine, hanno prestato aiuto agli immigrati gli abitanti delle case vicine alla zona di raccoglimento degli stessi e la Caritas di Nardò con generi di prima necessità e vestiti.
Le operazioni, curate dalla Guardia di Finanza, dalla Polizia e dai Carabinieri dell'unità di Lecce, si possono suddividere in due diversi momenti della nottata distanti temporalmente pochi minuti l'uno dall'altro e un chilometro o poco più dal punto di vista spaziale.

Il primo gruppo di clandestini viene fermato intorno alle 23.15 - 23.30 in contrada Abate Filippo. Sono 13, apparentemente in buone condizioni di salute, provenienti da Pakistan e Bangladesh; due paesi troppo lontani da noi per entrarci facilmente a contatto se non, purtroppo, in situazioni di questo tipo. Sono tutti tra i 20 e i 30 anni, giovani che hanno intrapreso un viaggio lungo migliaia di chilometri per arrivare alla "terra promessa" cercando di migliorare le proprie condizioni di vita a prezzo di fatiche e difficoltà.
Successivamente al momento dello sbarco si sono diretti verso l'entroterra, dove sono stati però rintracciati e fermati dalle forze dell'ordine. Sul posto erano presenti anche gli assessori Renna e Fracella che, insieme agli operatori del punto di ristorazione di Villa Tabor, hanno distribuito cibo e acqua. Alcuni parlano un inglese piuttosto stentato, ma sufficiente a capire che si trovano al decimo giorno di viaggio (versione da confrontare con quella fornita dall'altro gruppo, ndr) e sono diretti a Milano, probabilmente come destinazione finale.
Il secondo gruppo viene invece fermato in contrada Cucchiara, a pochissimi minuti e qualche centinaio di metri di distanza dal primo. Sono più numerosi dei primi, se ne contano 21 e si rileva la presenza anche di due donne. Anch'essi provenienti da Pakistan e Bangladesh, sono tutti tra i 20 e i 30 anni; tra loro vi è anche una giovane coppia.
Gli abitanti della zona e la Caritas di Nardò forniscono ai clandestini generi di prima necessità e vestiti, coadiuvati dalle forze dell'ordine, dall'assessore Maglio e dal vicesindaco Falangone, anche loro presenti sul posto mentre il sindaco fa la staffetta tra le due zone di raccoglimento. Intorno all'una, si aggiungono a loro altri 5 immigrati fermati a Santa Maria al Bagno.
Parlano meglio l'inglese e sembrano più disponibili dei primi e ci raccontano che ormai si trovano a tre mesi e quindici giorni lontano da casa; raccontano di aver attraversato molti paesi fino ad arrivare in Grecia per poi partire in barca, in 50-60 più o meno, alla volta delle coste salentine, per poi dirigersi verso Milano.
Sono giovani che fuggono da una situazione socio-economica difficile, ma anche da regioni protagoniste di complicate questioni politiche e teatri abituali di scontri a fuoco come il Punjab, il Pakistan Settentrionale e la zona di Islamabad. I loro genitori sono rimasti lì e raccontano che nelle case, come nelle università e nelle scuole, non si può più vivere per gli attacchi armati di unità d'assalto afghane o straniere. L'unica cosa che chiedono in questo momento è cosa ne sarà di loro, e l'unica cosa che non vogliono è tornare nel proprio paese.
Ricostituito il gruppo originario, i clandestini saranno portati al centro di accoglienza "Don Tonino Bello" di Otranto dove saranno interrogati e identificati nei prossimi giorni, in attesa di capire quale sarà la prossima meta del loro lungo viaggio.















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