NARDO' - Cari concittadini, Vi scrivo per condividere con voi una spiacevole situazione che è purtroppo accaduta nella pur bella e accogliente Nardò, ed avere forse un po’ di quella giustizia morale che solo l’opinione pubblica riesce a smuovere nel cuore della gente. Una giustizia che a me è stata negata.

Apro subito con una domanda: è legittimo pensare che sia assurdo che dei vigili e dei poliziotti non conoscano la legge? Sì, credo che sia legittimo, dato che vengono pagati per questo. Come vi spiegherò di seguito.
Sono un ragazzo di ventiquattro anni, amante degli animali e attualmente possessore di un bellissimo esemplare femmina di cane corso di due anni. Un cane dolcissimo e tranquillo che tuttavia mi ha posto nel derelitto ed additato “status” di “quello che va in giro col molosso”, quindi, generalizzando come molti usano fare, “un poco di buono brutto e cattivo con un a belva aggressiva”. Avete presente Cesare Lombroso con la sua teoria della fisiognomica criminale? Esattamente.
Mi duole purtroppo constatare che molto spesso noi amici dei quattro zampe siamo, agli occhi di taluni
cittadini, un po’ meno uguali degli altri. I nostri diritti vengono sovente calpestati, le nostre libertà tarpate e offuscate da menti bigotte e retrive, che tronfi delle loro intolleranze pretendono di avere sempre ragione sulla nostra categoria. Un proprietario di cane a spasso con il suo amico, pur se rispetta tutte le leggi come me e quindi perfettamente in regola, è spesso aggredito, vessato, additato, umiliato. E non solo dai normali cittadini e dalla loro ignoranza che sfortunatamente si incrocia per strada. No. Anche da chi dovrebbe far rispettare le leggi per mestiere, e quindi dovrebbe necessariamente conoscerle a menadito, senza eccezioni.
Ieri sera sono uscito tranquillamente con il mio cane per la solita passeggiatina di fine giornata. Incamminandomi come di consueto per le vie del centro storico, decidevo di fare capolino alla “Festa a Casu” organizzata dall’amministrazione comunale. Ero “armato” di tutto punto: cane al guinzaglio, rotolo di bustine per raccogliere le feci e, ovviamente, museruola al mio fianco, attaccata al passante della cintura dei pantaloni. L’Ordinanza del 3 marzo 2009 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.68, concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, infatti, stabilisce che il proprietario ha:
“[…] l’obbligo di avere sempre con se la museruola (rigida o morbida) da applicare in caso di potenziale pericolo.”
Giunto nei pressi di un noto locale commerciale del centro storico, sentivo il proprietario bofonchiare in strada al mio passaggio, come ormai da un anno a questa parte. Il suddetto si lamentava del fatto che il cane non avesse la museruola e dichiarava bellamente che non potevo circolare in strada.
Non è bello sentirsi ronzare nelle orecchie per un anno, ad ogni passeggiata, sempre dalla stessa persona, e sempre sapendo di non stare commettendo nulla di male, anzi, stando entro quanto prescrive la legge.
Ho deciso quindi di fermarmi una buona volta e sostenere le mie ragioni, ossia le ragioni della legge italiana.
Il commerciante, tuttavia, sembrava alquanto digiuno di quest’ultima, e con arroganza continuava a sostenere che io dovessi obbligatoriamente mettere la museruola al cane, a prescindere ,“perché pericoloso” . Secondo lui la legge attuale me l’ero inventata ed ero pesantemente sanzionabile. (???)
Mentre i toni si trasformano e si accendono rapidamente, il mio “aggressivissimo” cane si stendeva comodamente a terra, annoiato e assolutamente innocuo. Pur sostando su suolo pubblico, il gentil signore mi invitava in malo modo ad andarmene, perché il mio cane “poteva sbranarsi i bambini”. Avendo la legge dalla mia, e non volendo desistere contro l’ignorante prevaricazione del tale, lo invitavo a mia volta a recarci dalla guardia eco zoofila più vicina (proprio dietro l’angolo), affinchè lo rendesse erudito della normativa vigente. Niente, non voleva sentire ragioni, nessuna spiegazione.
Il signore minaccia quindi di chiamare i vigili, e lo invito felicemente a farlo, affinchè degli uomini di legge gli spiegassero come stavano le cose. Arrivano due vigilesse, e come se non bastasse, due agenti della Polizia di Stato. Parcheggiata la pattuglia al centro della strada e creando un tappo incredibile tra la folla che iniziava a nutrire la festa, ascoltano la versione di entrambi.
Qui ho commesso l’errore del povero cittadino con la coscienza a posto: avere fiducia che un uomo di legge conoscesse quest’ultima. Povero illuso. Incredibilmente, né le due vigilesse, né i due poliziotti (di cui un ispettore) conoscevano la normativa vigente. Le vigilesse sostenevano che io avessi l’obbligo di far indossare sempre la museruola al cane, perché apparteneva alle razze pericolose. La Polizia spalleggiava questa tesi. Incredulo, facevo notare loro come la famigerata “black list” delle razze pericolose con l’obbligo di museruola fosse stata abrogata da cinque anni, e sostituita dall’attuale normativa del 2009 che prescrive solo l’obbligo di portare la museruola con se e di apporla in caso di pericolo. La normativa tra l’altro:
[…]” ha eliminato l’elenco di “razze pericolose”, privo di riferimento scientifico in letteratura e medicina veterinaria, in quanto non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività dei cani in base alla loro razza o ai loro incroci.”
Con decisa arroganza e con piglio sarcastico, gli uomini di legge continuavano a sostenere che il cane dovesse avere addosso la museruola, mettendomi dalla parte della ragione a quella del torto in un lampo, per loro ignoranza. Ignoranza, tengo a specificare, in materia di tale legge. Quando l’ho fatto notare, molto educatamente, la cosa non è piaciuta. Sostenendo che stessi insultando dei pubblici ufficiali (solo perché avevo constatato la loro carenza), mi intimavano di “stare zitto” e di non dire nulla. Come in una vera e propria dittatura, mi toglievano la libertà di parola e di opinione. Ho ricordato all’ispettore come l’Italia sia una democrazia libera e che la Costituzione italiana (quella su cui lui ha giurato) prevedesse la libertà di parola all’articolo 21. Con sorriso denigratorio, il poliziotto sosteneva che non dovevo tirare in ballo la Costituzione, anzi, dovevo solo fare silenzio e cambiare atteggiamento.
Dopo aver preso le mie generalità, mi hanno obbligato a mettere la museruola per “questioni di ordine pubblico” non meglio specificate. Stavo per andarmene, quando, come se non bastasse, sono stato trattenuto dall’ispettore, che voleva assolutamente far controllare il cane da un veterinario (presumo il microchip, non so cos’altro né con quale diritto, perché il veterinario non ha competenza sulle questioni di sicurezza, ma solo su quelle igenico-sanitarie).
Facevo notare ai pubblici ufficiali che a pochi metri le guardie eco zoofile avrebbero efficacemente letto il microchip, senza stare ad attendere il veterinario. Tra l’altro, il mio povero cane, con tanto di museruola indossata, iniziava a dare segni di nervosismo per mancanza d’aria, calura e cattiva respirazione.
Avendo la solidarietà di numerose persone che avevano assistito alla scena, e che conoscevano la normativa a differenza di chi è pagato per conoscerla e farla rispettare, ho convinto l’Ispettore e le vigilesse a farmi andare via, per tutelare la salute dell’animale che respirava sempre peggio. Forse sarà servita anche la mia concreta minaccia di denuncia qualora il cane si fosse sentito male, o peggio, a causa del loro fermo.
Prima di andare via, l’ultima prevaricazione, assolutamente illegale, delle forze dell’ordine: mi hanno imposto di abbandonare la festa, per questioni di ordine pubblico. Ora, io non costituivo nessun pericolo, tantomeno il mio cane, che per giunta ormai aveva persino la museruola indossata da mezz’ora. Limitare la libertà di circolazione di un cittadino italiano senza motivo è un abuso di potere bello e buono, che ho dovuto ingoiare amaramente solo per tutelare la salute della mia amica a quattro zampe, che con i suoi occhioni disperati mi implorava di rimuovere la museruola per un po’ d’aria e refrigerio.
Andandomene via da una strada laterale, scacciato come un criminale e prevaricato da chi avrebbe dovuto tutelare le mie legittime ragioni, liberavo la mia dolce Narya da quella terribile tortura a cui l’avevo sottoposta, pur senza volerlo, pur senza avere alcuna colpa.
Eppure la verità è amara. La mia unica colpa è quella di appartenere alla denigrata categoria che considera Fido il migliore amico dell’uomo, una creatura fedele e onesta con la quale condividere esperienze, passioni, paure, gioie, vita.
Non vorrei considerare la mia Nardò (e le città italiane in generale) ostili verso gli animali d’affezione, ma purtroppo molte, troppe situazioni spiacevoli come questa mi stanno facendo cambiare idea.
Mi chiedo che paese sia quel posto che ancora non riesce a superare le ragnatele della chiusura mentale, di bigottismo, e che soprattutto non riesce a difendere i propri cittadini nel giusto delle loro azioni. Un paese che ancora categorizza in negativo le persone, facendo alcune categorie oggetto di minor “giustizia” rispetto alle altre.
In conclusione, ecco delle foto del “cattivo cane che sbrana i bambini”. Attenzione a quando lo trovate per strada, scappate!
Cordialmente,
Matteo Vallone















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