NARDO' - Boncuri: una risposta vecchia ed inadeguata ad un problema di accoglienza ed ospitalità.
Nel dovuto rispetto dei riconoscimenti meritati dalla nostra comunità in un passato non lontano e a dispetto dei più recenti, ostentati proclami di sensibilità umana , occorre chiarire anzitutto che gli immigrati che ogni anno in estate raggiungono la nostra Città per la consueta raccolta delle angurie e dei pomodori, non sono degli esseri bruti da utilizzare in massacranti turni di lavoro sotto l’implacabile canicola estiva, tacitando le nostre coscienze con l’ipocrita convinzione che, comunque, quegli infelici sono abituati a lavorare sotto il sole rovente dei loro Paesi d’origine.
Accogliere, infatti, non significa sfruttare, emarginare e ghettizzare. Nè si può relegare in fatiscenti alloggi di fortuna uomini privi di tutto, cui non si può negare anche il sacrosanto diritto al rispetto della loro dignità e sacralità umana.
Fatta questa doverosa premessa, va aggiunto che la proposta avanzata alcuni anni fa dai Partiti e Movimenti di sinistra di accogliere ed ospitare nella Masseria “Boncuri” tanti extracomunitari giunti nella nostra Città per la raccolta delle angurie e dei pomodori, venne apprezzata da tutte le forze politiche, sociali e sindacali, perché si era convinti che ”Boncuri “ fosse la risposta migliore ad un intervento umanitario che, per la sua imprevedibilità ed urgenza, di fatto, non lasciava tempo e spazio ad un’analisi seria ed approfondita del problema.
Anche la CISL di Nardò, come altri soggetti, era convinta che, superata l’emergenza e compresa la natura del fenomeno, la sua entità, i risultati e le conseguenze, si sarebbe aperta una discussione, un tavolo di concertazione a cui avrebbero partecipato tutte le Parti sociali per esaminare a fondo il problema ed assumere le opportune decisioni, con lo sguardo rivolto alle esigenze della nostra agricoltura ed allo sviluppo socio-economico della nostra Città e del suo territorio.
Queste legittime aspettative purtroppo sono andate ripetutamente deluse. L’Amministrazione dell’epoca, infatti, e tutte quelle si sono succedute nel tempo, hanno continuato ad affrontare e gestire il problema in regime di emergenza, senza preoccuparsi dei risultati sistematicamente negativi che si registravano anno dopo anno.
“Boncuri “ è diventata cosi’ un campo profughi, meglio ancora un autentico ghetto, data la sua lontananza dalla città, che costringe gli immigrati a lunhe “passeggiate” sotto il sole rovente per raggiungere i luoghi di raccolta, dove gli stessi vengono ingaggiati dagli imprenditori locali.
Un velo pietoso occorre stendere, altresì, sui locali che ospitano gli extracomunitari, quando gli stessi ritornano nei loro Paesi, lasciando alle loro spalle sporcizia, macerie e montagne di spazzatura di ogni genere, che per ovvie esigenze di igiene e sicurezza pubblica puntualmente è necessario subito rimuovere, ripulendo, disinfestando ed in alcuni casi ricostruendo gli ambienti, il che impone annualmente spese rilevanti per l’erario comunale, a fronte di un’ospitalità ed assistenza che in percentuale raggiunge circa l’8% degli immigrati (60/800).
Ad onta di questi sacrifici inutili e di questi investimenti assolutamente improduttivi, che ricadono ovviamente sulle spalle della comunità neretina, i responsabili della nostra politica cittadina, probabilmente oberati da impegni superiori, prioritari ed improrogabili, non riescono a trovare il tempo per studiare ed escogitare una soluzione adeguata al problema dell’accoglienza, dell’ospitalità e dell’assistenza agli extracomunitari.
Eppure a nessuno sfuggono l’insufficienza e l’inadeguatezza della struttura, l’utilità irrinunciabile del lavoro degli immigrati per le nostre aziende agricole e la necessità di regolare con opportuni interventi e provvedimenti normativi un flusso migratorio che rischia di sfuggire ad ogni controllo, legittimando di fatto ogni tipo di abuso ed ogni violazione di legge.
Cosi’, anno dopo anno, “ Boncuri “ è diventata l’urgenza e l’emergenza di ogni estate, un tema ed un problema per conquistare la scena politica, un motivo sufficiente a “ far scricchiolare la maggioranza”, una intollerabile contrapposizione tra quanti continuano ad essere favorevoli e quanti contrari al perpetuarsi di questa situazione di perdurante malessere, infine un agone di competizione politica, in cui il più bravo risulta quello che riesce a dare di sé e del Partito che rappresenta l’immagine del difensore dei deboli e degli indifesi, quindi il rappresentante per eccellenza della cosi’ detta “ Sinistra “.
Per tutte le ragioni sopraesposte, alla Cisl di Nardò appare quanto mai deprimente che, ancora una volta, nel pieno dell’estate, davanti al ripetersi di uno spettacolo pietoso di una folla anonima, miserevole di immigrati, (meglio di dannati), in cerca di un lavoro comunque retribuito, i vari soggetti politici presenti nella nostra Città, si accorgano finalmente che perdura “l’emergenza immigrati”, come se nulla di simile fosse mai accaduto in passato, e dopo un silenzio di altri 10 mesi, iniziano a litigare se sia ancora opportuno riaprire il Centro di Accoglienza della Masseria “Boncuri”.
La CISL di Nardò vorrebbe che non si parlasse più di “Boncuri” come dell’unica valvola di scarico della tensione che si verifica ogni estate all’arrivo degli immigrati, perché questa masseria è una struttura notoriamente inadeguata, non funzionale ad un progetto serio ed integrato, che impone annualmente e sistematicamente costi di gestione e manutensione insostenibili per l’erario comunale.
A quanti si ostinano a voler riaprire “Boncuri”, nonostante le fallimentari esperienze del passato, va riconosciuta senz’altro la buona fede e le migliori intenzioni, però occorre che gli stessi dimostrino la capacità di superare gli angusti limiti di una visione parziale del fenomeno e soprattutto siano in grado di elaborare un progetto degno di tal nome, che raccolga il consenso dell’intera Città, perché finalizzato ad uno sviluppo economico nel quale tutti i cittadini possano riconoscersi, anche per i vantaggi che ne potrebbero trarre.
“ Boncuri si o Boncuri no “ , questo dilemma, questa scelta davvero epocale, capace di infiammare oltre misura il dibattito politico tra i partiti della stessa maggioranza, è tutto quello che anche l’ultima nostra Amministrazione comunale è stata in grado di offrire, l’ennesimo tardivo dibattito per la soluzione del problema degli immigrati e della crisi sempre più grave della nostra agricoltura, che non ne può fare a meno
Assisteremo, probabilmente, ad un altro provvedimento tampone, che confermerà presto la sua risaputa, modesta efficacia e la sua assoluta inefficienza. Nel nostro Palazzo di Città si continuera’, pertanto, a proporre soluzioni nella più assoluta precarietà, senza un progetto ampio, articolato, integrato, concertato e, soprattutto, sostenibile e concreto, capace almeno di avviare a soluzione la grave crisi dell’agricoltura neretina, di cui gli immigrati costituiscono ormai un elemento ed una forza irrinunciabile.
Occorrerebbe al contrario che tutte le forze politiche, sociali, sindacali, imprenditoriali della nostra Città, in sintonia e sinergia di intenti, producessero il massimo sforzo a livello di suggerimenti, proposte, idee, progetti concreti, affinché non solo il settore agricolo, ma anche quello turistico, quello artigianale, quello commerciale possano decollare, restituendo ai nostri giovani la speranza nel futuro.
A tal fine è auspicabile che i responsabili della nostra Amministrazione comunale si rendano conto che in un mondo globalizzato, senza più centro, senza punti di riferimento ben precisi, dove niente è più sicuro dell’effimero, del provvisorio, del volatile, dove i ricchi sembrano destinati a diventare sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, dove al paradiso di pochi si opporrà l’inferno di molti, dove a dispetto delle tante religioni l’unico vero dio, universalmente riconosciuto, sarà il dio Denaro, ebbene chi per obbligo istituzionale, se non per dovere morale ed etico, deve avere a cuore gli interessi, le esigenze e le legittime aspirazioni dei più deboli, bisogna che si prodighi incessantemente per garantire loro la necessaria sensibilità e solidarietà sociale.
Quanto non fossimo disposti a concedere alla giustizia, infatti, potremmo essere costretti a cederlo alla violenza. Tanti, troppi infelici bussano incessantemente e pazientemente alla nostra porta . Se non dovessimo aprirla potrebbero essere costretti a buttarla giù
IL SEGRETARIO F.FIORITO















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