NARDO' - Stavolta, diversamente dalle nostre abitudini, non facciamo alcun commento anche perché la storia raccontata parla da sola. In coda c'è comunque una reazione politica che fa da corollario.
Le nozze sono previste per questa mattina, lui, Antonello, è un neretino trapiantato a Parigi prima per studio poi per lavoro.
Lei, Celine, è invece francese di nascita, famiglia cosmopolita e non convenzionale la sua, tant’è che per le nozze saluta il paese della sposa e parte per la bella, lontana e affascinante Puglia.
Gli sposi hanno scelto il rito civile che si celebrerà, in un clima a queste latitudini ancora piuttosto estivo, nella “villa comunale”, l’orto botanico ottocentesco che sorge accanto a palazzo Personè. Poco più in là, del resto, in via Lata, dove piazza Cesare Battisti si avviluppa nel centro storico neretino, sorge l’elegante relais “Il Mignano” di proprietà della famiglia di lui.
Gli ospiti sono un centinaio e vengono dalla Francia e da tutta Europa. Ma sono stati i francesi, con il loro gusto per lo scenografico e l’amore per i giardini ordinati e prospettici, i primi a visitare l’ “orto botanico” neretino. Avevano immaginato l’ordine cromatico del “jardin du Luxembourg” o la grandeur di Champ de-Mars. Quello che hanno visto però più che la “magnificence” patria avrà ricordato loro un certo più “barocco” senso di sontuosa “decadenza”.
Se infatti, come scrive sul web l’agronomo Bruno Vaglio a proposito dell’ottocentesca villa comunale, «l’intento originario era quello di creare un “giardino dello stupore”», di certo gli Europei a bocca aperta sono rimasti sì ma davanti a tanta incuria.
«E domani mia figlia dovrebbe sposarsi qui?» Avrà pensato Anthony, padre della sposa ed un passato da viaggiatore on the road. «Italien!», avrà esclamato, con quella tipica espressione che i francesi ci riservano per indicare un nostro incorreggibile modo un po’ “disordinato” di fare. Subito dopo però niente lamentele gratuite, niente polemiche o sofismi.
I continentali, tutti imprenditori ed affermati professionisti, messo da parte l’abito da cerimonia, si sono rimboccati le maniche e, in una squadretta di quattro o cinque persone, hanno atteso l’orario d’apertura dell’indomani e ridato vita alla nostra villa comunale. «C’erano molte fronde secche che abbiamo rimosso - ha raccontato Anthony rigorosamente solo in francese - e soprattutto le piante soffrivano per la mancanza di acqua, allora abbiamo semplicemente aperto gli impianti di irrigazione, presenti e funzionanti, che da un po’ però, probabilmente, non abbeveravano le antiche piante della villa. Il vostro giardino è bello - ha commentato il padre della sposa - aveva solo bisogno di un po’ di manutenzione, tra le piante infatti abbiamo persino trovato dei piccioni morti».
I cugini d’oltralpe, insomma, invece di gridare allo scandalo come avremmo fatto noi quaggiù che saremmo stati poi bravissimi, con atavico spirito borbonico, a lasciare tutto così com’è, si sono semplicemente improvvisati giardinieri e fatto ciò che ritenevano giusto. Solo di una cosa si è lamentato Anthony: del gran caldo, decisamente meno temperato dai venti atlantici che raggiungono Parigi.
«Cosa farete adesso, mi darete una medaglia?», ha poi commentato divertito. Una medaglia forse no ma gli auguri, tutti salentini, a figlia e genero, quelli sì, i cugini d’oltralpe se li sono proprio meritati.
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LA NOTA POLITICA: l'affidamento della villa a privati, infatti, presuppone il contirbuto da parte del Comune di 20mila euro l'anno. Troppo facile, poi, lasciare la villa sporca.















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