NARDO' - Non sarà Natale quest'anno e mai più per tutti gli anni che gli resteranno da vivere. Ma c'è una videocamere di sorveglianza che può ancora dire la verità sulla scomparsa di due ragazzi. L'intervista e la foto del padre che mostra la patente del giovane figlio scomparso.

Roberto Felline è il padre di Antonio, diciottenne morto il 29 luglio scorso in seguito ad un devastante incidente stradale sulla provinciale 17.
Insieme con lui viaggiavano anche Marco De Mitri, 17 anni, deceduto anche lui in quel drammatico sinistro, e Alex Zacheo che non ha praticamente mai più ripreso conoscenza.
La famiglia del giovane Antonio vuole assolutamente far luce su alcuni particolari che appaiono oscuri, ancora misteriosamente in ombra. E non è un sentimento di recriminazione per quel che è successo e poteva non accadere. E' desiderio di verità.
“Il mio ragazzo non ci sarà, durante queste feste di Natale ma c'è chi sa e non parla; c'è chi è tornato alla sua vita di tutti i giorni; c'è chi ha di nuovo la patente. E mio figlio, invece, non c'è più” dice Roberto che parla con pacata ma lucida rassegnazione che sembra fare a pugni con il suo aspetto imponente.
“So che in procura si sta lavorando alacremente, con zelo – continua l'uomo – ma quest'attesa per noi è devastante. Non esiste più un'ora di vita normale senza pensare che ci possono essere altri tasselli che mancano alla ricostruzione che stanno facendo i giudici ed i periti e consulenti della procura”.
A cosa fa riferimento? Alla certezza, ormai maturata da Roberto e dai suoi familiari, che qualcuno abbia visto tutto e che non voglia parlare.
“Ho lanciato un appello qualche settimana fa ma nessuno si è fatto vivo, né con la polizia municipale, né con la famiglia, né con gli avvocati. Eppure – continua Felline – dalle ricostruzioni effettuate quel giorno e dalle dichiarazioni rilasciate dagli altri protagonisti, appare chiaro che qualcuno si sia trovato lì vicino durante e dopo l'incidente”. La dinamica ufficiale raccontò che i tre ragazzi, a bordo della loro Fiat Punto diretta a Nardò, abbiano perso il controllo della macchina urtando sul fianco una Lancia Y guidata da un carabiniere diretto a Gallipoli e poi collidendo con una Renault Scenic con, a bordo, una coppia di Sannicola.
La rabbia per quel che si è detto in quelle ore – che i ragazzi avessero bevuto e che suo figlio non avesse la patente – è svanita per lasciar spazio alla fredda indagine del post-incidente.
“Ho messo da parte il risentimento, infatti il mio ragazzo aveva preso la patente il 17 giugno e l'esame tossicologico è risultato negativo ma mi chiedo se tutti questi esami sono stati fatti anche sugli altri protagonisti dell'incidente”.
Infine la questione più importante: la telecamera di sorveglianza. “Nei giorni successivi – conclude Roberto Felline – mi sono accorto che in alcune ville ci sono le videocamere a circuito chiuso. Mi chiedo costantemente se quei filmati sono stati acquisiti e se contengono informazioni utili per ristabilire, finalmente, la verità. Perché, ne siamo ormai certi, la dinamica non è quella ricostruita fino ad ora ma c'è qualcosa che chi ha visto non vuol riferire e il mio invito è a rompere questo muro di omertà e farci sapere come sono andate le cose in quel giorno maledetto”.















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