NARDO' - A vederla troppo da vicino questa situazione ci è apparsa macroscopica e quindi non appaiono facilmente identificabili i suoi confini. Eppure lo sciopero di Nardò e della rivolta di Rosarno hanno prodotto tre leggi che cambiano l'assetto normativo di un intero ambito del mondo del lavoro agricolo. Due di queste sono anche a beneficio degli italiani.
La norma contro il caporalato, le regole per il quantitativo minimo di succo di frutta nelle bibite e quelle che permettono di denunciare gli sfruttatori sono direttamente o indirettamente frutto delle azioni dei lavoratori africani.
Le norme contro il caporalato. La legge “Rosarno` che offre il permesso a chi denuncia gli sfruttatori. Le regole che disciplinano la presenza del succo d`arancia nei soft drinks. Da Nardò alla Calabria, le azioni dei braccianti africani hanno prodotto tre importanti leggi. Direttamente o indirettamente.
La legge contro il caporalato nasce dopo lo sciopero – il primo di quel tipo – avviato dai braccianti impegnati in Salento nella raccolta delle angurie e dei pomodori. Era l`estate del 2011, e la pressione dei lavoratori sulla Prefettura si incrociò con una iniziativa del sindacato, una lunga campagna in fase di stallo. Paradossalmente, le regole che puniscono il caporalato furono uno degli ultimi atti del governo Berlusconi. Ma senza le giornate di sciopero nelle assolate campagne pugliesi, non ci sarebbero mai state.
Percorso tutto sommato simile per la "legge Rosarno" varata dal governo Monti nelle scorse settimane e attuata in questi giorni. Nata per dare attuazione a una direttiva europea, rischia di diventare l`ennesima sanatoria truffa. Positiva, tuttavia, l`impostazione per cui viene concesso il permesso di soggiorno in caso di denuncia dello sfruttamento. Una pratica che dovrebbe essere permanente e non legata a un singolo mese. Anche queste regole risentono della rivolta di Rosarno del gennaio 2011.
Infine, una norma apparentemente marginale prevede che la frutta nelle bibite sia pari ad almeno il 20% del totale. Una vertenza partita dalla Coldiretti e da Rosarno, in seguito alla denuncia del comportamento di una multinazionale delle bibite in Calabria. Anche questo frutto della lunga onda emotiva seguita ai fatti del 2011. La stampa inglese, infatti, era venuta a documentare le condizioni dei lavoratori africani trovando la multinazionale USA che utilizzava e sottopagava le arance raccolte – anche – dai braccianti stranieri.
L`aspetto che colpisce è che azioni dirette di soggetti apparentemente emarginati hanno comunque prodotto cambiamenti di rilievo, seppure parziali e indiretti. I giornali non hanno saputo fare di meglio che descriverli come disperati, poveri e vittime di un degrado che sembra seguirli dai paesi di origine alle campagne italiane.
Non è così, ovviamente. I braccianti africani hanno semplicemente messo in evidenza paradossi e storture del paese che li ospita. In qualche caso offrendo delle soluzioni. Nessuno li ha mai ringraziati, ed il loro lavoro è ancora affrontato – da Nord a Sud – con gli strumenti dell`emergenza umanitaria.
Antonello Mangano, "Dal caporalato al succo d`arancia, le tre leggi `fatte` dagli africani", terrelibere.org, 10 settembre 2012, http://www.terrelibere.org/terrediconfine/dal-caporalato-al-succo-d-arancia-le-tre-leggi-fatte-dagli-africani















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