NARDO' - Solo, abbandonato da tutti, nonostante una quindicina di denunce per due barche incendiate, diversi furti di reti, danneggiamenti e dispetti vari come il taglio di quattro pneumatici e i vetri dell'auto mandati in frantumi. Una serie di intimidazioni e minacce che inizia nel 1998 e raggiunge il picco due giorni fa, con l'ultimo incendio davanti al quale un neritino di 53 anni con un figlio disabile decide di dire: "basta!"

Ora Gerardo Giuseppe Zuccaro, classe 1959 e le mani solcate dalla fatica di un lavoro duro, è disperato e anche l'equilibrio della sua famiglia è messo a dura prova da un infame anonimo che gli sta devastando l'esistenza.
Per questo dice basta e chiede aiuto a tutti: alle forze dell'ordine, innanzitutto, che hanno ricevuto quello che, nel tempo, è diventato un faldone alto quattro dita; al sindaco Marcello Risi nel quale ripone fiducia anche per un sostegno morale; al presidente della cooperativa “Pescatori dello Jonio”, Giuseppe Fanizza, perché venga aiutato nelle procedure amministrative al fine di autorizzare la nuova barca a operare.
Sì, perchè quella incendiata ieri notte – che lui ha trovato avvolta dalle fiamme alle 4.35 nella rada di Sant'Isidoro - una barca di oltre cinque metri di legno e vetroresina, è la seconda; la prima finì in cenere il sei marzo del 2010 e si chiamava Setta mattutina. E proprio in un inferno sembra essere precipitato il pescatore: “me ne sono tornato dalla Germania, dove facevo l'operaio dell'Audi, diciassette anni fa – dice Gerardo – ma ora è mia moglie ad insistere perché dice che quin non siamo sicuri, non c'è ordine, non c'è giustizia”. (continua dopo il salto)

Zuccaro è uno che si batte per i propri diritti: anni fa quando la baia venne “bonificata” dalle barche dei diportisti lui si legò con una catena per ottenere che i professionisti rimanessero lì a lavorare. E ottenne il posto barca insieme ad un altro collega.
Ma ora è stato fatto sloggiare con la forza: “ho dovuto chiedere ospitalità in un altro approdo e nemmeno dico dove per evitare dispetti e rappresaglie. Qui c'è qualcuno che circola liberamente, è pure molto pericoloso e ce l'ha con me e la mia famiglia”.
Gli “attentati”, infatti, non si verificano solo sul luogo di lavoro ma anche sotto casa sua: alla automobile, che tentarono di incendiare nel 2006, e al portoncino d'ingresso. Zuccaro si sente “osservato”, tenuto sotto controllo: il 13 settembre è uscito in mare per soli venti minuti. Al ritorno ha trovato le gomme dell'auto tagliate. Tutte e quattro. Ad aprile gli hanno spaccato tutti i vetri.
“E' un incubo che sta disgregando la mia famiglia – dice – ma io lavoro in mare come un coltivatore diretto: sto in barca dalla 4 alle 8 e pesco il minimo da vendere subito, a clienti affezionati. Mi faccio la giornata per la sopravvivenza familiare, non do fastidio a nessuno”.
Una volta gli hanno rubato mille metri di reti, un'altra il motore, una terza l'attrezzatura per un valore di 3600 euro.
Ora cercherà di sistemare la barca perchè soldi non ce ne sono più e deve lavorare anche per un figliolo con una grossa disabilità ma la tentazione è forte di tornare in Germania. Non per lavorare ma per lasciare questa terra di mafia e omertà. In alcune denunce racconta fatti molto inquietanti ai quali, apparentemente, non è stato dato seguito.
E andar via? Cambiare molo e andare verso Santa Caterina o Porto Cesareo?
“D'estate sono un'attrazione per i turisti del villaggio che mi aspettano sul molo per vedere com'è fatto un pescatore e come lavora – conclude – sono quasi un'attrazione turistica per cui mi piange il cuore a lasciare un posto per il quale ho tanto lottato. Ma ora ho troppa paura per me e per la mia famiglia”. Paura di andare a lavorare a Nardò per la sopravvivenza della propria famiglia: questa non si era mai ancora sentita.















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