NARDO' - Cinque arresti in Italia per operazioni contabili milionarie che hanno devastato 400 Comuni italiani. E torna alla memoria quando la San Giorgio (poi Tributi Italia) arrivò a Nardò tra le ali di folla dei politici locali, tra i quali tre in particolare che si dannarono per mettere a loro agio i funzionari della società che cercavano una sede in affitto per impiantare gli uffici. Vergogna! Ma ora che può fare il sindaco Risi per venire a capo della situazione? Sicuramente chiedere con ancora più decisione gli archivi ed i tabulati che riguardano quella gestione a Nardò e poi, sicuramente, rinegoziare l'aggio (cioè quanto spettava alla società sul montante del riscosso) sugli accertamenti che riguardano i tributi locali. Nell'articolo leggerete di sontuose feste mondane, organizzate di fatto con i soldi nostri: un personaggio politico di Nardò partecipò ad una di queste con la scusa di un convegno. Non c'è reato ma... vergogna doppia!
Una società di consulenza fiscale con sede legale a Roma ma operativa a Chiavari, in Liguria, per anni ha riscosso tributi come l'Ici o la Tosap per conto di almeno 400 Comuni italiani. Solo che, invece di versarla nelle loro casse, ha fatto sparire gli incassi con artifici contabili e altri sistemi, per un' appropriazione complessiva di oltre 100 milioni di euro.
La Guardia di Finanza di Genova, su ordine del Gip di Chiavari, ha arrestato per peculato e reati fiscali cinque persone, tra cui Giuseppe Saggese, l'amministratore di fatto della 'Tributi Italia spa', la società privata concessionaria per la riscossione dei tributi.
Le accuse vanno dal peculato alla dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, fino all'omesso versamento di ritenute certificate e dell'Iva.
Il comando provinciale della Guardia di finanza di Genova ha precisato che sono state effettuate perquisizioni in diverse abitazioni nel Tigullio, in provincia di Piacenza e a Roma. Gli arresti sono stati eseguiti su ordine del Gip del Tribunale di Chiavari, Fabrizio Garofalo, che ha accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dal pm di Chiavari, Francesco Cozzi. Oltre ai 5 arrestati, altre quattro persone sono state denunciate a piede libero.
Secondo l'accusa, gli indagati una volta incassate le somme (al netto di quanto spettava loro per l'incarico ricevuto), anziché riversarle nelle casse dei Comuni le trattenevano sul conto della società. I fondi, poi, attraverso rapporti privi di effettive ragioni economiche con altre società riconducibili a Saggese, venivano distratte a beneficio di quest'ultimo. Le operazioni con imprese collegate, spesso documentate come consulenze o piani di riorganizzazione aziendale ed operazioni societarie di natura straordinaria, come aumenti di capitale e costituzione di nuove società, erano sempre funzionali, secondo l'accusa, a distrarre somme ingenti.
La Tributi Spa, a causa delle numerose denunce presentate da vari Comuni che gli avevano revocato le concessioni per l'esazione tributaria, è entrata in stato d'insolvenza ed è stata quindi dichiarata fallita dal Tribunale di Roma. L'indagine avrebbe consentito di accertare l'avvenuta appropriazione di fondi per un ammontare di circa 20 milioni di euro. Le persone indagate, in tutto 9, cioè quelli sottoposti alle misure cautelari, più altri 4 perseguiti "a piede libero", sono accusati anche di reati fiscali.
Il dominus della maxi frode avrebbe fatto prelievi giornalieri dai conti della società anche di 10.000 euro in denaro contante, utilizzando autovetture di lusso, yacht ed aerei privati, soggiorni in località prestigiose, feste mondane e concerti di musica. Molti dei circa 1000 dipendenti di Tributi Italia spa sono stati licenziati, moltri altri sono in cassa integrazione, mentre alcuni comuni sono arrivati sull'orlo del dissesto finanziario.















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