NARDO' - Quante "verità" circolano intorno a noi? E' materia per filosofi o giuristi?
Esistono quella storica e quella giudiziaria, ad esempio, che quasi mai coincidono. Esiste quella degli atti scritti e ratificati, e quella delle sagrestie. Sulla San Giorgio-Tributi Italia ci sono i voti in Consiglio comunale che parlano chiaro e gli atti consequenziali a quel voto, cioè la costituzione dell'ufficio esterno dei tributi.
Lì ci sono i "nomi e i cognomi" dei responsabili di quell'accordo scellerato. Ma c'è, soprattutto, la denuncia "preventiva" dei fratelli Tarricone a parlare chiaro. Che non è successiva ai fatti di oggi - lo ripetiamo - ma li precede. Non è facile, oggi come allora, dire "non sapevo" o "non ho visto".
Antonio Vaglio, sindaco dell'epoca, sa tante cose su questo argomento. Potrebbe dire la sua, con un manifesto pubblico, rivelando finalmente le responsabilità di tante situazioni che hanno portato la città ad un passo dal baratro.
Pare che abbia finalmente voglia di farlo, che intenda fare piazza pulita di scene da avanspettacolo della politica, di cui è stato in parte attore, ma molte volte anche solo spettatore.
Iniziamo con la San Giorgio: Vaglio ci fa sapere di aver subito quella decisione, voluta con forza e pervicacia da un Consiglio comunale ben disposto a esternalizzare subito, anzi immediatamente, l'ufficio tributi.
Ci parla di importanti pressioni della politica locale per portare a Nardò la famigerata San Giorgio. Ci spiega del suo viaggio segreto a Bologna, presso lo studio di un autorevole magistrato della città felsinea, per chiedere come e in che modalità buttare a terra quel capitolato, quell'accordo scellerato sul quale anche lui aveva sentito "puzza di bruciato".
Ma la delibera era "solida", la gara vinta e impossibile da annullare, a rischio di pesanti sanzioni, di nocumento per l'Amministrazione. Così Vaglio desistette e subì la volontà della maggioranza.
Si sarebbe potuto dimettere, chiediamo noi? Avrebbe potuto manifestare le sue perplessità invece di dare addosso ai Tarricone che, evidentemente, avevano visto le nubi in lontananza, con la lucidità di un "esterno" che non ha gli assilli di mantenere equilibri politici?
Parlare col senno di poi non porta mai ad alcun risultato. Prendiamo atto che il sindaco Vaglio era contrario ad esternalizzare il servizio, ed in particolare alla San Giorgio, e all'ingresso della società in questa città. Il resto - quella verità parziale che si può dedurre solo con gli atti ed i documenti - verrà scritto quando lo stesso ex sindaco attribuirà alla sua maggioranza dell'epoca le complete responsabilità di quanto è accaduto in quegli anni.
Sarebbe bello leggere un suo manifesto, una sua lettera aperta e rispondere anche agli addebiti che vengono fatti dall'attuale Amministrazione alla sua gestione. Sarebbe bello scoprire chi è che tiene il coltello alla gola delle Amministrazioni, passate e presenti. Perché la gente onesta ne ha davvero le tasche piene di questi soggetti che hanno imperversato e continuano a farlo.
Ci ripetiamo: un "grillismo" di massa, una rivoluzione reale, un cambio di registro che faccia tabula rasa non sono più rimandabili.
Noi restiamo qui certi di fare il nostro dovere: la vicenda della San Giorgio, ne siamo sicuri, è solo l'inizio di un processo virtuoso di purificazione complessiva della classe politica di questa città: una purga, se il termine vi appare passabile.
Ed ora una nostra fonte di ispirazione continua, giusto per far capire che noi "esistiamo"...
Il primo strumento è costituito dalla documentalità come resistenza, che usa la filologia a guisa di arma. I fatti saranno pure interpretazioni come sostenuto da Nietezsche, o sacchi vuoti che non stanno in piedi come scritto da Pirandello; e avrà anche ragione Borges nelle Ficciones, quando, commentando il capitolo IX del Don Chisciotte, quello in cui Cervantes definiva la storia la «madre della verità» sostiene: «L’idea di Cervantes è meravigliosa: non vede nella storia l’indagine della realtà, ma la sua origine. La verità storica per lui non è ciò che avvenne, ma ciò che giudichiamo che avvenne».















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