NARDO' - Continua lo stillicidio come condanna e tormento per coloro che “tengono” alla qualità degli interventi nel nostro centro storico e che non riescono per loro natura a stare zitti di fronte a tali ‘manomissioni’ della (nostra) ‘cosa pubblica’ e del nostro ‘bene comune’.

Intellettuali che tacciono ed esperti che indulgono. Non è un bel tempo questo!
Ma tutto a suo tempo verrà riveduto e ricordato a coloro che declameranno il proprio successo da tavoli a platee, tappeti rossi e telecamere sempre accese (infatti ricordiamo come sempre che c’è la responsabilità dell’omissione, in quanto per la politica, non è ammessa l’ignoranza o l’indifferenza delle problematiche della collettività, per cui è stata scelta). Facile no?
Le immagini allegate mostrano quell’errore madornale. Metaforicamente è come se in un discorso ‘colto’ e dialetticamente forbito (la faccita), all’improvviso il declamante aggiungesse, un “vaffa….” (il cemento-toppa). A quanto pare, seguendo le regole ovvie di un ‘normale’ ripristino del bene monumentale, neanche la nostra percezione dell’esistente e del suo valore pedagogico è degna di essere rispettata ed è questo che viene qui denunciato.
Come viene denunciata la mancanza di un “METODO NELL’AZIONE” qualificatrice che ponga l’educazione all’approccio urbano come preziosa premessa del prossimo venturo, sviluppo culturale.
Obiettivo, dunque, della strana manutenzione è il castello degli Acquaviva a Nardò. Dopo la denuncia su quello che abbiamo definito il “concio sconcio” eccone un altro: “la trave grave”.
Più passa il tempo e, come constatato, denunciato, sottolineato, osservato più volte, niente ripristino secondo regola, né educativo né didattico ne sensibilmente pedagogico che possa seguire un programma di reale riqualificazione e che faccia apprezzare la cura degli interventi sui nostri importanti monumenti, confermandone e testimoniandone la preziosità e l’attenzione (in effetti poi queste opere dovrebbero e potrebbero farci guadagnare prestigio in campo turistico e di sviluppo economico) nulla di nulla.
Tra le lesioni verticali del torrione (tondo) su via Roma che si sta letteralmente aprendo in due, tra canali di scolo delle acque o quelli per lo scarico della fogna posti in bella vista che segnano le facciate come imbastiture, oppure le superfetazioni che con il tempo si sono addossate sul tetto del castello e sui suoi fianchi, come faremo a rinvigorire e far apprezzare le nostre bellezze architettoniche e quindi paesaggistiche? Con questo modo di procedere non facciamo altro che continuare a frenare sempre di più la percezione della città da parte dei suoi cittadini. Pensateci, se un edificio di rappresentanza è trattato in quel modo dall’indifferenza e dalla non curanza, come poi si può pensare a dare dei segni di svolta o discontinuità?
Sarà pur vero che la ‘burocratia’, dal castello, prima o poi sarà trasferita, in quanto l’edificio sarà logicamente, secondo la semplice priorità delle procedure e rispetto alle strategie urbane inerenti lo sviluppo del paese, destinato ad attività espositive o comunque legate all’occupazione giovanile e al turismo, mentre è lapalissiano che i dipendenti comunali possono tranquillamente svolgere il loro lavoro in qualche palazzina anche bi-piano ristrutturata e di proprietà del comune, anche posta in qualunque zona periferica della città.
Ma di certo, auspichiamo, non si voglia, una volta sgombrati faldoni, archivi, polvere ecc… dagli androni storici, che poi, ci si trovasse di fronte ad un castello ormai rivestito “in cemento a faccia-vista” , in pieno stile anni ’70.
Osservatorio sulla città - Nardò (Le)
















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