NARDO' - Il vescovo Domenico Caliandro se ne va, pronto ad un nuovo incarico di altissimo livello, probabilmente in una prestigiosa arcidiocesi.
Questa è la notizia che sta tambureggiando negli ambienti ecclesiastici e non solo: da qualche giorno non solo i sacerdoti ne parlano ma si è diffusa anche tra i fedeli, nelle parrocchie, negli ambienti politici e culturali.
La nuova nomina, nella curia nerito-gallipolina, è data per certa, addirittura per imminente: pochi giorni ancora per l'addio – dopo ben tredici anni – alla diocesi di Nardò e Gallipoli. In alcune parrocchie e confraternite la nuova è apparsa come un fulmine a ciel sereno tanto da prendere alla sprovvista quanti vorrebbero organizzare manifestazioni di saluto.
La sua destinazione sarebbe quella della arcidiocesi di Brindisi lì dove l'arcivescovo Rocco Talucci ha presentato le proprie dimissioni per sopraggiunti limiti di età già da tempo, esattamente dal sei settembre dell'anno scorso. E' quella la sede prestigiosa alla quale sarebbe destinato il presule originario di Ceglie Messapica. Caliandro, 65 anni - deciso, lucido ed energico - sarebbe visto come l'uomo giusto in base all'esperienza ed all'età per reggere gli impegni richiesti da una arcidiocesi così impegnativa.
Può ancora dare molto, insomma, alla Chiesa pugliese e per questo la sede prescelta per continuare il cammino è quella delle antiche diocesi di Brindisi ed Ostuni, entrambe unificate nel 1986 così come accadde a Nardò e Gallipoli nello stesso anno.
I suoi anni a Nardò sono veramente volati via: proveniente dalla breve parentesi di Ugento - Santa Maria di Leuca, dove era stato nominato vescovo il 23 aprile 1993, arriva a Nardò nel 1999 per sostituire il compianto Vittorio Fusco, biblista e studioso di sacre scritture. Prima come amministratore apostolico – ad interim tra le due sedi – e poi come vescovo dal 13 maggio 2000. Prende “possesso” della diocesi il tre luglio dello stesso anno e si caratterizza immediatamente per uno spiccato pragmatismo, per l'attitudine alla organizzazione di curia a parrocchie, per il risanamento dei conti della curia e la gestione del patrimonio.
Ma non mancano le spine durante i suoi tredici anni: la diocesi viene squassata da alcuni casi di sacerdoti implicati e processati per storie di molestie a sfondo sessuale, subisce la rabbia di fedeli e confraternite per gli accorpamenti di parrocchia (nel Centro storico di Nardò ne resta solo una, la cattedrale), affronta la “fronda” dei parroci e dei parrocchiani quando decide di spostare o pensionare religiosi “istituzionalizzati” da molti anni di presenza in uno stesso luogo.
Ma è anche in grado di valorizzare i beni della sua Chiesa, di rivitalizzare le attività del complesso formativo e residenziale di villa Tabor, di dialogare ed entrare in empatia con i giovani, di portare a compimento una impegnativa visita pastorale che dura tre anni.
Restano famose, anche dal punto di vista mediatico, alcune decisioni che lo rendono evidente all'esterno per la sua intransigenza sui vezzi di chi avrebbe inteso spettacolarizzare i sacramenti: vieta con decisione la celebrazione dei matrimoni in santuari, basiliche, rettorie e cappelle, cioé in tutte le chiese che non siano sedi parrocchiali per debellare il malcostume di considerare il luogo sacro come un “set” cinematografico. La storia, ovviamente, non finisce qui ma comincia qui: importanti sono le “manovre” diplomatiche in atto per occupare il posto di Caliandro nell'ambita sede neritina.
Annalisa Quaranta















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