NARDO' - L’UdS Nardò si rivolge a tutte le associazioni neretine e a tutti i professori che volessero aderire a questo appello e alla loro piattaforma in vista della manifestazione che si terrà a Nardò il 14 Novembre. Per i contatti, in fondo all’articolo.
"Sono uno studente del 2012. La mia scuola è il liceo “Galilei”, è l’istituto tecnico “Vanoni”, è il professionale “Moccia”. La mia scuola cade a pezzi e da anni mi dicono che non ci sono soldi per ristrutturarla. Ogni anno però la mia famiglia spende centinaia di euro per farmi studiare, anche se non può permetterselo. Se passasse la Legge 953, ex Aprea, verrebbe cancellata la rappresentanza studentesca e aboliti i diritti democratici miei e dei miei compagni di scuola. Scendo in piazza il 14 novembre per bloccare questo progetto di legge e rivendico fondi straordinari per l’edilizia scolastica e una legge quadro nazionale per il diritto allo studio.
Sono una studentessa e questa didattica non mi piace. Voglio che nella mia scuola studiare non significhi solo apprendere velocemente nozioni. Voglio che le aule siano luoghi di discussione e dibattito. Voglio che i saperi siano liberi e non al servizio del mercato, della fondazione che finanzia la mia scuola. Voglio saperi che non discriminano, che parlino di donne e di uomini, di ambiente, di lavoro, che aprano la mente, non voglio saperi che indottrinano e che presentano visioni univoche e assolute delle realtà. Per questo il 14 scendo in piazza, perché voglio una didattica alternativa. Voglio che la scuola e i professori aprano la loro didattica alle nostre esigenze per costruirla insieme tenendo insieme le esigenze di entrambi.
Sono una giovane come tante, ma non posso permettermi di accedere ai luoghi della cultura, so che oggi la scuola e l’università non sono più gli unici luoghi dove apprendere, che si apprende anche al cinema, a teatro, in un museo o leggendo libri. Ed è per questo che manifesto il 14 novembre, perché voglio che l’accesso al sapere sia libero e rivendico una carta diritti che abbia davvero valore.
Sono un pendolare. Per studiare sono costretto a spendere centinaia di euro l’anno per raggiungere la mia scuola o la mia università. Nessuna legge tutela la mia condizione per garantirmi l’abbassamento del costo dei trasporti. E’ per questo che voglio manifestare il 14 novembre.
Sono uno studente omosessuale, una giovane migrante, una ragazza madre. Sono discriminato/a per la mia storia, il mio orientamento sessuale e le mie passioni. Vorrei che le scuole e le università fossero un luogo di incontro, in cui ognuno possa essere se stesso, arricchire e essere arricchiti dagli altri; un luogo dove costruire l’uguaglianza di genere e per uscire da questa società patriarcale ed eteronormotiva.
Sono un neet, uno dei giovani tra i 15 e i 29 anni che “né studia e né lavora” , sono una disoccupata neolaureata e faccio parte del 36% di giovani italiani che non riesce a trovare un lavoro.
Ci chiamano “choosy” perchè non ci accontentiamo del lavoro, precario, sottopagato che ci propongono. Ma spesso non troviamo nemmeno quello. Qui in Italia docenti, ministri, amici mi dicono di andare all’estero per non dover continuare a pagare le conseguenze di questa crisi.
Eppure io voglio restare per cambiare questo Paese, voglio riconquistare il mio presente per liberare il mio futuro tenuto in ostaggio dalla precarietà. Per questo il 14 novembre lotto contro l’attacco ai diritti dei lavoratori, per un reddito, per l’articolo 18 e i miei diritti, i diritti dei miei genitori, dei miei fratelli.
Sono uno, nessuno e centomila. Ho mille facce, ma rappresento una sola condizione.
Per questo che scendo in piazza il 14 novembre, in occasione dello sciopero generale in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia contro le politiche di austerity dell’Unione Europea, contro un’Europa senza democrazia e governata dai poteri forti.
Scendo in piazza perché voglio costruire, insieme a chi si sta mobilitando negli altri paesi, un’idea d’Europa differente, inclusiva, giusta ed eguale a che metta al centro i saperi, il welfare, i diritti e il futuro delle persone.
Faccio questo perché cambiare la scuola, l’università e la mia città, significa cambiare l’Europa e la società tutta.
Uno studente, una studentessa.”
UdS Nardò

Qui la piattaforma completa della manifestazione: http://issuu.com/riccardorusso/docs/contestarecreare
Per info e/o per aderire all’appello e alla manifestazione: Riccardo 3283312261/ Paola 3289654067
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