NARDO' - Tornano in libertà Corrado Manfredi, Salvatore Pano, Livio Mandolfo, Marcello Corvo e Giovanni Petrelli
Tornano in libertà gli imprenditori di Nardò accusati di avere sfruttato gli immigrati nella raccolta delle angurie e dei pomodori. Il gup Alcide Maritati, che martedì ha disposto il rinvio a giudizio per i sette proprietari terrieri coinvolti nell’inchiesta Sabr, ha concesso a cinque di loro (Corrado Manfredi, Salvatore Pano, Livio Mandolfo, Marcello Corvo e Giovanni Petrelli - Giuseppe Mariano era già stato scarcerato) la revoca degli arresti domiciliari, imponendo l’obbligo di presentarsi quotidianamente ai carabinieri.
Per Pantaleo Latino, l'imprenditore più importante in assoluto in questo comparto, considerato dalla Dda di Lecce il “promotore e organizzatore” dell’associazione finalizzata allo sfruttamento irregolare della manodopera, il giudice ha disposto invece gli arresti domiciliari, permettendogli di lasciare dopo sei mesi il penitenziario di Borgo San Nicola.
In carcere Latino era finito il 22 maggio, insieme ad altri 8 italiani e 7 presunti complici stranieri, arrestati dal Ros dei carabinieri con le accuse di associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione, falso materiale in atto pubblico e in atto privato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
E se il quadro relativo alle esigenze cautelari era stato parzialmente ridimensionato dal Tribunale del Riesame, che aveva fatto venire meno il reato di riduzione in schiavitù e disposto gli arresti domiciliari per quasi tutti gli indagati salentini eccezione fatta per Latino, la Procura ha scelto invece di continuare dritta per la sua strada, chiedendo e ottenendo il rinvio a giudizio di 16 persone per tutte le accuse inizialmente contestate, compreso l’articolo 600. L’unico ad essersi tirato fuori dai guai, all’esito degli interrogatori, è stato Bruno Filieri la cui posizione è stata archiviata dal gip su richieste del pm Elsa Valeria Mignone.
Sugli altri invece pende l’incubo di un processo che inizierà il 31 gennaio davanti alla Corte d’assise e che gli imputati potranno aspettare liberi. Il gup ha, infatti, accolto le richieste degli avvocati difensori ritenendo che il trascorrere del tempo, la mancata violazione delle prescrizioni imposte durante la detenzione domiciliare e la probabile riduzione della predisposizione a commettere ulteriori delitti, consentano di attenuare le misure cautelari.
A spingere il giudice a decidere in tal senso, anche il fatto che “non risulta che gli imputati abbiano altre fonti (lecite) di reddito” e che “la stagione di coltivazione delle angurie e dei pomodori, nell’ambito della quale sono stati commessi i reati, è terminata”. Evidenze che, comunque, non fanno venire meno le esigenze cautelari, come spiega il gup Maritati nella parte dell’ordinanza in cui evidenzia che “permangono i presupposti di applicazione della misura” a partire dal “rischio di reiterazione del reato, commesso in ambito associativo”.
Rispetto a tale rischio il magistrato concede comunque il beneficio del dubbio agli imputati, considerando che il “periodico controllo” a cui gli imprenditori saranno sottoposti, visto l’obbligo quotidiano di presentazione ai carabinieri, dovrebbe fungere da deterrente rispetto alla possibilità di commettere reati simili a quelli già contestati.
Andrea Zacà















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