NARDO' - Basoli neri: facce, volti e sguardi in cerca di ‘senso’.

Curavo la collettiva d’arte contemporanea “Urban intersections” per le strade del centro storico di Nardò nell’ambito delle iniziative collaterali della seconda edizione (2009) dell’Ecologico International Film Festival (siamo arrivati alla prossima VI edizione). Gli artisti dovevano esporre in diversi spazi, tra ristoranti, luoghi privati e di associazioni, lungo la direttrice ‘turistica’ via Duomo, corso Vittorio Emanuele II, le loro opere. Una ‘promenade artistique’, (passeggiata artistica) aveva illuminò di segni, forme e creatività quelle le strade.
Durante la preparazione avendo tra le mani la serie dei volti prodotta dal bravo artista di strada Sandro Bellomo, ebbi consapevolezza del grande tesoro costituito da quei ‘basoli neri’ posti in via Pellettieri, detti “del Re”, che erano lì fermi da tempo. Sembravano sperare in nuove funzionalità, comunque in attesa di nuove ipotesi progettuali, nuovi desideri, e nuove visioni di città.
Questo è stato dunque alla base del concept della mia estemporanea performance d’arte urbana, poi riportato tra le novità della città dalla Gazzetta del Mezzogiorno con il titolo: “L'arte del design nei palazzi dell'antica Nardò – ‘Rivive’ il centro storico grazie alle opere della collettiva curata da Paolo Marzano” del 23/09/2009, pag. XVI.
Mi accorgo ora quanto sia stata, in un certo senso lungimirante, quell’intuizione.
Rivestii allora di una visione alternativa quei basoli neri detti “del Re”, regalando loro, anche se per poco tempo, dei volti, degli sguardi e delle espressioni: “i mille basoli in cerca d’autore”.
Potevano esser utilizzati, come ho più volte raccontato, per tracciare significanti perimetrazioni che avrebbero segnato e virtualmente aperto la città ad un nuovo modo di comunicare la storia delle sue diverse ‘stratificazioni’. Ma nassun afflato di ‘senso’, poteva essere percepito e compreso da chi la città la intende solo “pietre poste una sopra l’altra”.
Poi, (ora) abbiamo compreso quale segreto nascondevano quei basoli. Una volta divelti qualcosa si è sconnesso e l’esempio che in questo momento ne traiamo è dei più sconfortanti e incredibilmente deteriori: instabilità delle visioni per una città diventata ‘asimmetrica’ (cioè da completare… per sempre!). Ed io, che illudendomi, guardo all’educazione della bellezza educatrice delle ‘piccole’ menti da orientare nella città e per la città!
Se poi verrà confermata la sparizione , come viene paventato, di diverse decine di metri quadri di questi basoli neri, detti “del Re”, allora è tutto un altro ordine di cose, che non attiene certo più al bene comune e alla speranza di “comporre”, come un puzzle, sguardi volti, di una città, certo migliore. D’altronde rispetto alla mia idea di perimetrare le aree dei ritrovamenti archeologici individuati durante i lavori, proprio nel centro storico, con i segni ‘scuri’ dei basoli, a quanto pare, l’idea migliore è stata quella di un ‘lugubre’ tappeto nero, prospiciente quella struttura che invece dovrebbe misurare il sano e vitale grado di civiltà di una città. Lascio tranquillamente alla storia di questo paese ‘anche’ questo episodio che altre menti, in futuro, ritratteranno sicuramente, fidatevi.
Paolo Marzano















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