
NARDO' - Sono i fatti (gravissimi) a rendere doverosa la scelta.
Si avvicina il giorno dell’inizio del processo Sabr, con l’accusa di sfruttamento della manodopera straniera (e, pensate, anche con l’infamante “riduzione in schiavitù” dei lavoratori agricoli) e che cosa succede a Nardò,meglio, tra maggioranza e opposizione? Che ci si divide. Vale a dire, che alcuni continuano a sonnecchiare, a non vedere e, succede, di restare muti come sempre gli era capitato. Ma non mancano i sussulti.
Ora affidano i loro pensieri a una nota, a margine della presentazione in commissione del progetto dell’assessore Vincenzo Renna di “agricoltura etica”. Parole indigeribili e indecifrabili. Per qualcuno, vera bestemmia. Non l’avesse mai fatto!
Non sono d’accordo, “i moderati di Nardò” né con Renna né col Circolo “noveaprile” (loro, l’unico manifesto sull’argomento), alla costituzione di parte civile da parte della “loro” amministrazione. Senza rendersi conto (non se ne rende conto nemmeno l’assessore all’agricoltura Giancarlo Marinaci) che è la gravità degli stessi fatti a travolgere i loro distinguo, per l’appunto, la loro “moderazione” e che possono parlare soltanto “a titolo personale”.
Non certo per la città, salita purtroppo al disonore della cronaca nera (senza fraintendimenti, di questo si tratta). A loro non fa difetto il termine “’opportunità”, continuamente recitato. Per significare che è “inopportuno” per il comune di costituirsi.
Dunque, con la nostra traduzione, il suggerimento di lavarsi i panni in famiglia. Ormai lontana l’eco di quelle drammatiche giornate. Eppoi, sembra quasi di sentirli, Nardò non merita questo e quest’altro,” che bisogna “rigettare le infamanti accuse verso l’intero comparto agricolo neritino”.
Ben detto, ma cosa significa? Significa che se c’è tanta buona agricoltura a Nardò è pure esistita una fase più o meno lunga durante la quale si è gravemente infettata. Lo dicono i fatti. Di qui l’opera di risanamento, di recupero, come si dice per un malato.
Insomma, non si tratta di un fatto di poco conto (c’è chi lo crede ancora). Di qui la necessità (diremmo, meglio, l’obbligo e anche il dovere), per l’amministrazione di costituirsi parte civile al processo. Colpisce come una situazione così grave e compromessa possa essere oggetto di dibattito tra le parti e ragionare in termini di opportunità. In questo non c’è nulla da temere, mostrando il giusto coraggio.
Nardò chiamata alla prova. Nardò ferita e parte lesa. Nardò non come periferia morale.
A recuperare una reputazione che quei fatti hanno incrinato. E se vogliamo scomodare la storia (c’è chi lo fa a sproposito), proprio il riconoscimento di “Città dell’Accoglienza” e di “Medaglia D’Oro al Merito Civile”, dovrebbe incoraggiare e spingere in quella direzione. E, invece, si ascolta sempre il ritornello stonato del danno d’immagine, “causato dalla sovraesposizione mediatica negativa in diverse trasmissioni negative di carattere nazionali”.
Loquela che abbiamo ascoltato tante volte per altri contesti geografici. E, sempre, stantìa.
Contraddizione evidente da parte di chi (certo in buona fede) fa queste dichiarazioni (il consigliere Michele Muci n.d.r), come a voler far sparire di colpo tutta una serie di figure e situazioni: Ivan Sagnet, l’iniziatore della rivolta, Roberto Saviano che nella trasmissione “Che tempo che fa” recita continuamente “Nardò”, le lotte della Cgil, associazioni culturali e politiche, l’intervento della Caritas e altro ancora. Con lo sfondo della Masseria Boncuri, simbolo non scalfito di quelle lotte.
Anche perché, come si dice, la partita non è certo chiusa e per la prossima stagione servirà la necessaria chiarezza. La scorsa estate, da parte di enti e istituzioni di errori ne sono stati commessi davvero troppi.
Luigi Nanni















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