NARDO' - Forza sindaco, un piccolo sforzo e profilo del castello aragonese tornerà ad essere quello che la Storia ha disegnato.
Nei giorni scorsi sul prospetto di una vecchia casetta di via Roma, immediatamente a ridosso di piazza Diaz, è apparso il cartello “vendesi”.
Se il Comune decidesse di acquistare l'immobile si potrebbe pensare ad una soluzione architettonica “trasparente” per consentire la vista di una vera e propria preziosità, almeno in parte: il raro torrione “a mandorla” dell'antico castello, nascosto agli occhi dei neritini sicuramente da almeno un secolo. L'altra casetta rimarrebbe ma, almeno, si sarebbe a metà dell'opera.
Si tratta, però, di un film già visto: una delle due casette fu messa in vendita già nel 2005, ed era fatiscente, ma l'Amministrazione non intese raccogliere l'invito all'acquisto fatto da Mino Frasca, allora segretario Udc. Curiosamente proprio l'attuale sindaco, Marcello Risi, era assessore al Patrimonio e su input del dirigente del settore non diede l'assenso per l'acquisto. Ma ora che può decidere lui?
Comprando quella casetta, infatti, si potrebbe avere accesso alle vecchie cucine e ad un grande salone al pianoterra utilizzato nel remoto passato per feste e convivi: quella è la parte quattrocentesca, la più antica del Castello, come provato da un "bucranio", lo stemma incastonato su uno dei due torrioni del lato in questione.
L'assist arriva dalla sua giunta: “il cartello " si vende" posto ad una delle due civili abitazioni che si incuneano impropriamente nel lato sud-ovest del castello di Nardò impone all'Amministrazione un atto d'amore e di coraggio – dice l'assessore Giuseppe Fracella – perché bisogna acquisire al patrimonio comunale le due costruzioni private per poi demolirle e ridare alla fortezza cittadina la giusta dimensione e dignità. Lo reclamo da neritino e lo affermo da amministratore, Non facciamoci sfuggire l'occasione”.
Il responsabile dell’“Osservatorio sulla città”, Paolo Marzano, in tempi non sospetti ha ricostruito l'area con la computer grafica: “lo stupore e la meraviglia hanno bisogno di un loro tempo di assimilazione ed elaborazione per stabilire la qualità delle emozioni che proviamo. In un’epoca come la nostra, distratta dal desiderio di condurre mille vite in un attimo, è davvero un impegno importante poter realizzare un nuovo possibile immaginario ed educarci alla bellezza.
Ecco perché ho voluto regalare ai cittadini, agli osservatori e agli appassionati della storia, un’immagine inaspettata e assolutamente inattesa. Si tratta della ricostruzione ‘virtuale’, ma realisticamente molto probabile, della parte sud-ovest dell’imponente castello degli Acquaviva a Nardò”.
“Teniamo presente – spiega e conclude - che durante la dominazione aragonese (1441 – 1516) molte fortezze di tutta la Puglia si trasformano, avviluppando il tracciato delle mura urbane con lo scopo assoluto di sorvegliarne la difesa. La forma, quindi, si arricchisce di terrapieni, nuovi torrioni, muri a scarpata e bastioni. D’altronde bisognava contrastare l’avanzata turca ottomana, per cui era logico potenziare i castelli, secondo le aggiornate regole difensive militari”. Tra queste regole, appunto, l’adozione dei torrioni a “mandorla”.















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