NARDO' - Questo movimento può salvare la costa neritina? Il sapore delle riscoperte.
Il gruppo anti-condotta viaggia sicuro nelle acque intorno al proprio atollo ma il mare aperto è tutta un'altra storia. All'interno dell'allegra compagnia, come in una camerata vecchio stile, si consolida giorno dopo giorno la convinzione delle proprie idee ma si chiude, contemporaneamente, alla possibilità di ascoltare opinioni diverse.
Come in ogni battaglia di civiltà ognuno mette a disposizione le proprie competenze, cercando di sostenere la nobile causa. Portadimare lo ha fatto (e continuerà a farlo) svolgendo il proprio compito. Ci sono dati, riscontri, immagini, articoli, parole che testimoniano le nostre intenzioni.
A qualcuno, però, piace gettare negli occhi la sabbia del campanilismo e della superficialità spinta. Senza dubbio parole come "la fogna di Porto Cesareo" oppure "la merda nel mare di Portoselvaggio" offrono maggiore presa nell'opinione pubblica.
Nel gennaio del 2012 si ri-scopre l'acqua calda: il depuratore di Nardò scarica in mare. Un eroe dei tempi moderni ricorda a tutti che quel tubo è lì, a due passi da Torre Inserraglio, da diversi anni.
Sempre nel 2012, però, si ri-scopre che quell'acqua può essere utilizzata diversamente, che è uno spreco spaventoso pulire l'acqua (sempre se è vero) e poi buttarla in mare.
Nel luglio del 2011, tre articoli pubblicati su Gazzetta del Mezzogiorno e Portadimare, riportano alla ribalta della cronaca il problema della costa off-limits causa divieto di balneazione. Nessun accenno di guerriglia mediatica e tam-tam per ottenere migliaia di click di consenso.
A scatenare la reazione dei novelli cyber-masanielli sono i progetti della Regione: opere faraoniche utili quasi esclusivamente per rimpinguare le tasche dell'imprenditoria assistita. Un fiume di soldi destinato alle imprese per realizzare discutibili opere pubbliche. Le battaglie per la difesa del territorio sono sempre esistite ma questa volta il potere dei social network, contenitori vuoti di altrettanti contenitori vuoti, come una matriosca, ha esautorato il potere delle riflessioni e delle conseguenti azioni.
Quello che realmente si rischia è che l'autorevolezza di personalità di rilievo, da decenni impegnate nella difesa del territorio, passi in secondo piano. La prevalenza della superficialità e delle scaramucce personali, del resto, ha preso il sopravvento con l'immancabile seguito di adoratori delle frivolezze pronti a dimostrare, ancora una volta, la propria competenza nel campo.
Prima di salvare il mare non saremo forse costretti a salvarci da una minaccia ben più pericolosa?















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